"Sono liberale e penso che la
libertà di tutti vada garantita, specialmente quelle
costituzionalmente protette come la libertà di credere in ciò
che vuoi. Nello stesso tempo sono un'istituzione, per cui quando
qualcuno chiede uno spazio per pregare chi vuole, credo che sia
giusto e doveroso che glielo si riconosca; quando qualcuno,
invece, dice di voler creare lì il simbolo più grande del
Piemonte, o d'Italia o d'Europa, della sua identità e farlo
diventare un riferimento per tutti, credo che sia giusto che le
istituzioni non si occupino soltanto, ma si preoccupino di
capire fino in fondo cosa accade in quello spazio". A dirlo, a
proposito del progetto della nuova moschea a Torino, il
presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio.
"Quindi - ribadisce a margine della firma della candidatura
Unesco del Chilometro Quadrato della Carità - se è uno spazio
religioso va bene, se è un simbolo di identità religiosa da
rilanciare a livello internazionale, così come qualcuno, non
tutti, ha voluto dipingerlo, credo che meriti un profondo
approfondimento da parte della nostra istituzione regionale. Che
non vuol dire limitare la libertà religiosa - precisa -. Ma,
ripeto, se qualcuno vuol far diventare quello un simbolo
internazionale di identità religiosa, per altro finanziato anche
dal governo del Marocco, io sono contrario e penso che facciamo
bene a preoccuparcene e a utilizzare gli strumenti normativi. E
se possiamo andare a fondo e capire di più, lo dobbiamo fare -
conclude -, e se possiamo limitarne questa caratteristica e
farlo rimanere uno spazio dove uno può religiosamente pregare
chi vuole, è giusto farlo".
Nei giorni scorsi il vicepresidente della Regione Piemonte,
Maurizio Marrone, ha annunciato una modifica della legge
regionale urbanistica dopo il permesso di costruire rilasciato
per la nuova moschea, con l'obiettivo di "fermare il Torinistan
auspicato dal campo largo".
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
