È buio, in una serata d'autunno in una zona abbastanza centrale della città, Cit Turin, a Torino. Sono le 22.30, le 23 al massimo, e un'auto colpisce un bambino di 5 anni, che finisce a terra e viene portato di corsa da un'ambulanza del 118 all'ospedale infantile Regina Margherita. Il codice è rosso, ma lui almeno resta sempre vigile.

Su quell'auto intanto, che prosegue per la propria strada dopo l'impatto, c'è l'ex compagna del padre del piccolo, Camilla D'Alessandro. Intervengono i carabinieri, che più tardi la fermano per tentato omicidio e lesioni personali aggravate. Ha 24 anni e finisce in carcere al Lorusso e Cutugno nel capoluogo piemontese. Sul luogo dell'accaduto, in via Pinelli all'angolo con via dell'Industria, subito si crea la calca, qualcuno ha visto, ha preso il numero di targa di quell'auto fuggita.

La piccola folla si stringe attorno al padre che si dispera nell'attesa dei soccorsi, dice che quella donna in auto voleva investire anche lui. Il bambino ha subito dei traumi a livello dell'addome e del torace e inizialmente la sua prognosi è riservata, poi viene ricoverato nella Chirurgia della struttura sanitaria, reparto diretto dal dottor Fabrizio Gennari, la prognosi viene sciolta: è fra trenta e quaranta giorni e non è più in pericolo di vita.

I carabinieri stanno lavorando per ricostruire la dinamica di quanto avvenuto, nel frattempo l'avvocato della giovane fermata, Cristian Scaramozzino, precisa che "il fatto che la ragazza e il padre del bambino si conoscessero, non esclude automaticamente l'incidente. Quella dell'incidente è un'ipotesi che terrei in piedi, pur con la particolarità che le persone si conoscessero". Il legale, che riferisce di non avere ancora avuto modo di incontrarla, sottolinea nel frattempo che la madre della giovane, che non si trovava sul posto, dice che la ragazza "non è scappata. Non so se sia scesa dall'auto subito - spiega -, ma poi era sul luogo dell'incidente ed è lì che è stata fermata. Non so se a cento metri o a un metro da dove c'era il bimbo".

La ricostruzione dell'avvocato, che al momento manca del supporto di elementi dall'interessata, dice che "sembrerebbe che il padre del piccolo l'abbia riconosciuta e che da ciò sia emersa la contestazione di volontarietà del gesto. Io non so - precisa Scaramozzino - in che rapporti fosse col padre del bambino, non so se sia l'ex compagno. So soltanto che sarebbe stato quest'uomo a dire di conoscerla. Non so se nel momento di panico di vedere l'accaduto il padre abbia detto 'la conosco, l'ha fatto apposta', o se sia stata una coincidenza".

"Dalle condizioni del bimbo - sostiene l'avvocato - credo si possa parlare del fatto che il piccolo sia stato urtato, abbia avuto un contatto con l'auto, non che sia stato investito. La madre di lei - continua - mi riferisce che sembrerebbe che in auto con la giovane ci fosse un compagno, un amico, e che alla guida ci fosse però lei. Tutti elementi che però non ho potuto ancora verificare con l'interessata".

"So soltanto - precisa il legale - che al momento le sono contestati il tentato omicidio e le lesioni personali aggravate, quantomeno dalle forze dell'ordine, poi vedremo ciò che farà la magistratura. Cercherò di incontrarla domani. Oggi il carcere è chiuso e neppure posso effettuare la prevista prenotazione che viene richiesta entro il giorno precedente".

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