“Ho letto che i magistrati mi riascolteranno, penso di sì e credo che sia giusto che mi riascoltino”. Sigfrido Ranucci, ex conduttore di Report, commenta così la possibilità di essere sentito nuovamente nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria che lo riguarda. Lo ha fatto a margine dello spettacolo Diario di un trapezista nell’ambito del Prato Crime Festival.

Ranucci ha parlato anche delle indiscrezioni su un suo possibile futuro in politica, escludendo al momento l’ipotesi di una candidatura. “Il prossimo salto intanto è una scommessa nel cercare di vedere ripristinati i miei diritti. Quindi, chi pensa alla mia candidatura pensa male. Io voglio fare il giornalista, do fastidio come giornalista”.

Una strada che intende continuare a percorrere finché gli sarà possibile. “Se proprio non riuscirò perché mi cacciano via da una parte, mi cacciano via dall’altra e non mi vuole più nessuno, cercherò di continuare la mia battaglia nella difesa dei più fragili e dare loro voce in diverse forme”. Quanto alla politica, ha aggiunto, “per me in questo momento è complicata, perché qui si intende la politica come comandare, invece secondo me la politica è donare”. “Sin da piccolo a me è sempre piaciuto rompere le scatole – ha detto ancora – quindi voglio continuare a rompere le scatole come giornalista”.

L’ex conduttore di Report è tornato anche sugli articoli pubblicati negli ultimi mesi sulla vicenda che lo riguarda. “La cosa che mi dà più dolore è che raccolgo il dolore di tutti quelli che mi stanno vicino in questi tre mesi di articoli, che per il 90% sono falsi”

Secondo Ranucci, l’attenzione si sarebbe spostata dall’inchiesta giudiziaria alla sua sfera personale e alle persone che gli sono vicine. “Articoli che legittimamente avrebbero potuto seguire le vicende dell’inchiesta giudiziaria, e invece sono andati a finire su altre questioni e provocare dolore. Il dolore delle persone che ti sono vicine”. E conclude: “Colpiscono loro per colpire me”.