(di Francesco Gallo)
"Cos'è la patria per me oggi?
Sicuramente l'Europa, ma sta scomparendo. Sono tornato a vivere
in Polonia nella stessa strada dove vivevo da ragazzo, ma oggi
questo paese è un'altra cosa, è una Polonia diversa. Forse però
la vera patria per me è quando sto sul set insieme a delle
persone che mi piacciono. L'Europa di oggi rispecchia
l'impotenza di fare qualsiasi cosa".
Così il regista polacco Paweł Pawlikowski, premio Oscar per Ida,
oggi a Roma per presentare 'Fatherland' vincitore del Prix de la
mise en scène al 79º Festival di Cannes, in corsa per gli Oscar
e nelle sale da domani distribuito da MUBI.
Nel film un ritorno in patria b/n e molto cupo dello scrittore
tedesco Thomas Mann (Hanns Zischler) e di sua figlia Erika
(Sandra Hüller) a bordo di una Buick nera guidata da lei, i due
nel 1949 attraversano un Paese ormai diviso e pieno di rovine.
È il primo ritorno in patria per Mann dopo la fuga negli Stati
Uniti tredici anni prima, una scelta sofferta ma necessaria per
ricucire con una patria che per alcuni aveva tradito e che ormai
quasi non riconosce più.
"Mann viene in questa Germania divisa e polarizzata -
l'occasione ufficiale era il bicentenario della nascita di
Goethe, celebrato sia ad Ovest che ad Est - e fa buon viso a
cattivo gioco, ma si rivela un missione tanto fallimentare
quanto eroica" dice il regista in un discreto italiano grazie
alla sua permanenza a Torino nel 1984 e di cui non rivela le
motivazioni".
Perché tanti film dedicati al passato?
"Non so cosa raccontare dell'oggi e allora penso a quello che
voglio dire e lo ambiento nel passato. Certo questo mi impedisce
di fare film commerciali e lavorare in America", dice il
regista di origine ebraica che nel 1968, a undici anni, lascia
la Polonia quando il regime comunista avvia una violenta
campagna antisemita.
"Quando ho lasciato la Polonia il mondo era totalmente diverso,
fu un vero dramma per me abbandonare un Paese che mi aveva
formato".
Cos'è che non ama del presente?
"Non capisco neanche come funziona il telefono, oggi è vero caos
ideologico, Hezbollah e partito comunista tutto si mescola, il
passato invece aveva una sua logica. ".
Di Thomas Mann confessa di aver letto parecchi libri, ma che non
è un autore di cui attaccherebbe al muro un ritratto "né
penserei di fare un film su di lui, certo forse attaccherei un
quadro di Cechov o anche di Rimbaud che da giovane era un mio
mito, insomma ho scoperto che con l'età cambiano anche i gusti".
Dei protagonisti Hans Zichler e Sandra Hüller infine dice:
"Sandra ha una personalità senza tempo e Hans un'eleganza
naturale e un grande senso dell'ironia che qui funzionano alla
perfezione. Ho anche scoperto che aveva registrato i diari di
Mann per un podcast molto ambizioso. Si può dire che conoscesse
la materia a menadito".
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