Sono tre le persone indagate

nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Napoli su una

presunta distrazione di risorse ai danni del Centro

universitario sportivo di Napoli (CUS), tra cui l'ex presidente

dell'associazione. Al termine delle indagini coordinate dalla

Procura di Napoli (procuratore aggiunto Giuseppina Loreto, pm

Luigi Landolfi), i militari del Nucleo di Polizia

Economico-Finanziaria e del 2° Nucleo Operativo Metropolitano

della Guardia di finanza di Napoli hanno eseguito un decreto di

sequestro preventivo da 7 milioni di euro, emesso dal gip. Il

provvedimento ha consentito di sottoporre a sequestro anche beni

che si trovano in Germania, grazie ai meccanismi di cooperazione

giudiziaria internazionale e al coordinamento di Eurojust, con

il coinvolgimento della Procura di Colonia.

In particolare, nell'ambito della cooperazione internazionale,

sono stati individuati in Germania 83 rapporti bancari, due

autoveicoli di lusso, 21 immobili e quattro attività

imprenditoriali riconducibili agli indagati.

Dall'attività investigativa è emerso che, tra il 2018 e il 2024,

l'allora legale rappresentante dell'associazione avrebbe

reiteratamente sottratto risorse dell'ente, a beneficio proprio

e di familiari, mediante bonifici bancari, versamenti di

contante e accrediti tramite Pos, avvalendosi a tal fine di una

seconda associazione sportiva risultata priva di una reale

autonomia organizzativa e gestionale.

Tali movimentazioni finanziarie, pari complessivamente a 4,5

milioni di euro, si sarebbero intensificate negli ultimi mesi

della gestione dell'indagato, con bonifici disposti anche

mediante home banking in orari serali e notturni e, in alcuni

casi, perfino durante l'assemblea convocata per il rinnovo degli

organi dell'associazione.

Al fine di ostacolare l'identificazione della provenienza

delittuosa del denaro, una parte delle somme illecitamente

sottratte, pari a 2,5 milioni di euro, dopo essere confluita

nella seconda associazione sportiva, sarebbe stata trasferita ai

familiari dell'allora amministratore mediante bonifici e

prelievi di contante, confluendo, per la quasi totalità, su

rapporti bancari detenuti in Germania. Le somme sarebbero state

quindi reimpiegate in investimenti finanziari, attività

imprenditoriali, acquisti e ristrutturazioni immobiliari.

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