CARLA SUBRIZI, PAOLA UGOLINI, MARIA ALICATA 'ITALIAN FEMALE FILMMAKERS IN THE SIXTIES AND SEVENTIES: LIVES, HISTORIES, AND IDENTITIES' (LENZ PRESS, IN LINGUA INGLESE; PP 504; 26,60 EURO)
Per molti anni il cinema italiano è stato raccontato soprattutto attraverso i lavori di registi uomini. Le autrici che tra gli anni Sessanta e Settanta hanno prodotto le loro opere sono rimaste sullo sfondo, in molti casi dimenticate. A fare luce sulla vita e sulle ricche produzioni cinematografiche delle registe di quel periodo storico è il volume 'Italian Female Filmmakers in the Sixties and Seventies. Lives, Histories, and Identities', un progetto di Fondazione In Between Art Film a cura di Carla Subrizi, Paola Ugolini e Maria Alicata e pubblicato da Lenz Press.
Il libro contiene 18 saggi dedicati alle opere cinematografiche, ai documentari e ai video delle artiste attive in Italia durante due decenni 'speciali' perché caratterizzati da profondi cambiamenti sociali, culturali e politici. Le filmmaker sono Valentina Berardinone, Anna Valeria Borsari, Pia Epremian, Giosetta Fioroni, Rosa Foschi, Laura Grisi, Ketty La Rocca, Le Nemesiache, Cecilia Mangini, Federica Marangoni, Marisa Merz, Gina Pane, Marinella Pirelli e Angela Ricci Lucchi.
"Con i contributi di accademiche, ricercatrici e storiche dell'arte ogni capitolo analizza una serie di opere e le personalità di queste registe pioniere, talvolta non professioniste, che hanno abbracciato la macchina da presa come mezzo di indagine, documentazione e critica e che ci hanno lasciato in eredità una moltitudine di storie e strategie visive che rimangono vitali e meritevoli di essere riconsiderate ancora oggi", spiegano le curatrici.
"Siamo alla prima edizione del volume, - spiega all'ANSA Paola Ugolini, critica d'arte, curatrice alla Fondazione In Between Art Film e tra le curatrici del libro -cChe è in lingua inglese per rendere nota questa grande avventura culturale italiana, perlopiù sconosciuta, anche all'estero. È prevista comunque la traduzione in italiano a breve. Volevamo comporre un affresco del momento storico per restituire un immagine più completa di questo periodo attraverso il racconto di queste donne che hanno usato la macchina da presa sia girandola verso loro stesse, sulla loro vita e i loro interni domestici, come faceva la grande Marisa Merz che realizzava video anche nella propria cucina, sia verso il mondo esterno registrando ciò che accadeva".
"La produzione cinematografica femminile però non si limita agli anni Sessanta e Settanta e ha radici molto più profonde, - precisa Ugolini -. Basti pensare al primissimo cortometraggio realizzato in Europa, La Fée aux choux - La fata dei cavoli, diretto da una donna, la regista francese Alice Guyg, e girato nel 1896, ancora prima dei lavori dei fratelli Lumiere. In Italia abbiamo anche molti esempi, come Elvira Notari, prima regista in assoluto in Italia e una delle prime della storia del cinema mondiale. La tradizione di donne dietro la macchina da presa è lunga, perciò il testo include una cronologia, una timeline, che copre le opere femminili dal 1896 al 1981 fino a 'I fantasmi del fallo' un sorprendente documentario di Maria Grazia Belmonti dedicato alla prostituzione e alla pornografia che però non verrà mai presentato e sarà censurato".
"A che punto siamo oggi?. Se in passato il divario nella produzione maschile e quella femminile era profondissimo, oggi abbiamo ottime registe di successo a livello nazionale e mondiale ma non siamo ancora ad una situazione di parità di genere", conclude la curatrice.
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