Sono circa duemila i Comuni, secondo una stima degli enti locali, che andranno alle urne in primavera per rinnovare i propri Consigli e sindaci. Da quelli più grandi e 'centrali' per la partita politica a quelli più piccoli. Tra questi quasi quaranta sono capoluoghi: da Roma a Milano, da Napoli a Torino, da Palermo a Bologna. La finestra temporale va dal 15 aprile e al 15 giugno e in molti ipotizzano che il voto possa essere a maggio, con la data fissata già nel mese di aprile. Nel dettaglio, si andrà alle urne in circa 900 territori in scadenza naturale (dove si era votato nel 2022) e in circa 1.200 in cui, a causa dell'emergenza Covid, si è votato nell'autunno del 2021. Complessivamente, i comuni coinvolti in quella tornata erano stati 1.342. I cittadini furono chiamati ai seggi il 3 e il 4 ottobre, con i turni di ballottaggio il 17 e il 18 ottobre. Una settimana dopo si votò nei comuni di Trentino-Alto Adige, Sicilia e Sardegna.
Tra le ipotesi circolate negli ultimi mesi c'è anche quella di un election day, facendo coincidere le elezioni amministrative con le politiche. La decisione di accorpare più votazioni in un'unica data viene presa dal governo tramite l'approvazione di un decreto-legge in Consiglio dei ministri, che deve poi essere convertito in legge dal Parlamento. Se l'esecutivo vuole promuovere un'unica tornata che includa le elezioni politiche, deve concordare la finestra temporale con il Quirinale, nel rispetto dei limiti costituzionali. L'ultimo grande election day in Italia risale a giugno 2024 quando gli elettori sono stati chiamati alle urne in un'unica soluzione per le europee e per il primo turno delle amministrative in oltre 3.500 comuni e in alcune regioni. Qualche anno prima, a settembre 2020 si è accorpato il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari con il voto in 7 regioni e le elezioni comunali.
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