Il governo prova a disegnare un nuovo orizzonte industriale per Taranto, a cominciare dal coinvolgimento di aziende come Leonardo, Ferrovie dello Stato, Fincantieri e Rheinmetall per possibili interventi da realizzare in Puglia. Ma gli obiettivi dell'esecutivo guardano anche all'emergenza occupazionale dei lavoratori diretti e dell'indotto dell'ex Ilva e nel dare continuità alla produzione dell'acciaio in Italia, nonostante al momento resti complesso delineare un cronoprogramma preciso del processo di decarbonizzazione.
Per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano vanno prima "sciolti i fattori di incertezza", spiega ai sindacati durante il tavolo a Palazzo Chigi. Il primo riguarda le procedure di vendita, con il termine ultimo per la presentazione delle offerte vincolanti fissato all'8 novembre, su cui ancora pesano numerose variabili. Il secondo invece riguarda il piano giudiziario. Il futuro dell'ex Ilva, infatti, continua a dipendere dalla decisione della Cassazione sul decreto della Corte d'Appello di Milano riguardo lo stop dell'area a caldo. La strategia del governo resta però orientata su più fronti.
Dal vis-à-vis con Leonardo, Fs, Fincantieri e Rheinmetall sono ipotizzabili interventi a breve e a lungo termine, mentre sul piano occupazionale si lavora a provvedimenti immediati con la richiesta di cassa integrazione presentata dai commissari che non necessariamente corrisponde al numero di lavoratori che effettivamente saranno interessati dal trattamento. Uno sguardo è rivolto anche alla legge di Bilancio. "Alla vigilia della manovra - spiega Mantovano ai sindacati - vi è certamente l'impegno del governo per interventi di incentivazione all'esodo e agli investimenti nell'area di Taranto". Non solo, il governo, nel quadro delle compatibilità finanziarie da individuare nell'ambito della prossima manovra, è al lavoro per un'estensione delle misure di sostegno al reddito e all'occupazione, anche attraverso interventi di incentivazione all'esodo e di accesso anticipato alla pensione.
Il confronto con i sindacati arriva dopo alcune settimane di proteste e blocchi stradali, che proseguono in alcune imprese dell'indotto dell'ex Ilva, e dopo che la Procura di Taranto ha chiesto gli arresti domiciliari per l'ex ad di Acciaierie d'Italia Lucia Morselli. In merito a questo, Mantovano si è detto "fiero del fatto che questo governo abbia estromesso il socio Mittal tre anni prima dei recenti sviluppi giudiziari", ribadendo che "in questo tavolo non mi sento come una parte contrapposta all'altra. Questo era certamente la precedente gestione dell'ex Ilva, la cui fotografia, ferma restando la presunzione di non colpevolezza, è stata resa giudiziariamente nella giornata di ieri".
Sul fronte produttivo i 90 giorni stabiliti dalla Corte d'Appello di Milano per lo stop dell'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto sono ormai scaduti. Gli impianti, però, continuano a funzionare dopo l'ultimo decreto del governo che ha autorizzato l'azienda a mantenerli in una condizione di pre-riscaldo. Una decisione accolta con favore dai sindacati e dalle imprese, nonostante pareri contrastanti sullo decreto per quanto riguarda tutto ciò che interessa i lavoratori. Prima dell'incontro a Palazzo Chigi, infatti, l'argomento ex Ilva è entrato nuovamente nelle sedute delle commissioni Industria e Sanità del Senato, da cui è emersa un comune sentimento di insoddisfazione, soprattutto da parte delle sigle sindacali. Il nodo maggiore è quello dei requisiti di accesso agli ammortizzatori sociali, che rischierebbe di escludere un numero significativo di aziende dalla cassa integrazione. Nonostante questo, il governo ha assicurato che prosegue l'impegno dei commissari per garantire la continuità operativa degli stabilimenti, con uno schema di attività già delineato per il polo di Taranto, ma anche di Genova e Novi Ligure.
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