Passeggiando per la città, la guerra appare ancora sui muri. Alcuni edifici conservano i segni dei proiettili. Altri, mai completamente ricostruiti, sembrano congelati nel tempo. Poi ci sono le “Rose di Sarajevo”: le impronte lasciate sul terreno dalle esplosioni delle granate, riempite con resina rossa per ricordare i luoghi nei quali qualcuno perse la vita. Monumenti semplici e potentissimi che non raccontano soltanto dove cadde una granata. Raccontano dove una persona stava camminando, vivendo, aspettando o cercando di raggiungere qualcuno.
La più famosa è nel mercato di Markale, colpito con un granata mentre le persone cercavano di procurarsi i pochi viveri e beni rimasti in città: il primo massacro ebbe luogo il 5 febbraio 1994 e causò 68 morti e 144 feriti. Il secondo il 28 agosto 1995, con 43 morti e 75 feriti, fu la goccia che fece traboccare il vaso, provocando l'attacco aereo della NATO contro le forze serbo-bosniache.
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