Casacche per la squadra di calcio dei bambini offerte da uno sponsor: a Predappio (Forlì-Cesena), paese natale di Benito Mussolini, la dicitura sulla maglietta “Predappio tricolore” solleva polemiche. Uno dei negozi che vende souvenir a tema Ventennio è infatti diventato sponsor della squadra di calcio dei Pulcini. Il caso nasce dopo la rinascita della fallita Ac Predappio col nuovo progetto di Sporting Predappio, ora in Prima categoria. Il responsabile del settore giovanile è un ex calciatore di Forlì e Cesena, Gianni Flamigni, ora consigliere comunale e che nel 2019 si candidò sindaco (sostenuto dal Pd), in opposizione proprio all'attuale primo cittadino Roberto Canali.
Il sindaco: “Erano tutti d’accordo”
Alla guida dell'operazione di rinascita Sporting Predappio c'è una cordata di appassionati, ma gli sponsor locali scarseggiano visto il fallimento della precedente esperienza. Per sostenere i Pulcini si fa avanti come sponsor uno dei negozi che commercializzano gadget, oggettistica e ricordi del Ventennio: per la maglia viene scelto il viola e approvata la dicitura “Predappio tricolore”. Un genitore però chiede di sostituire la parola “Tricolore” con “Souvenir” per evitare richiami a una simbologia del fascismo.
Alla polemica risponde il sindaco di Predappio Canali: “Direi per fortuna che c'è qualcuno che si impegna per i bambini...". Sul logo e la dicitura ‘Predappio Tricolore’ erano tutti d'accordo mi pare... ma è giusto che decidano i genitori". Il nome sarebbe proprio quello del negozio sponsor. "L'attività fa quello" del resto, "se vogliamo sottilizzare su quello che vendono... ma sulle magliette... Se avessero fatto piadine si sarebbero chiamati 'Piadine'".
Il settore giovanile: “Siamo lontani dall’esaltazione di certi valori”
E per Flamigni, responsabile del settore giovanile, quel che sta accadendo è “una bolla di sapone”, “siamo lontani dall’esaltazione di certi valori”. "Con queste magliette - spiega - abbiamo giocato tutto l'anno scorso, abbiamo girato tutta la Romagna senza che nessuno si sentisse offeso. Ora la presa di posizione di un genitore, che si sente urtato dal logo e che per questo ha deciso di ritirare il figlio dai Pulcini. Cosa che ci dispiace moltissimo". "Siamo una comunità, dobbiamo vivere insieme, questa azienda pensava di fare un'opera di bene. Non possiamo essere messi in discussione perché abbiamo accettato questo negozio come sponsor, un'attività che comunque ha scelto di credere in un progetto". E poi ragiona: "Non pensavamo di avere questa risonanza, ora vediamo se usare queste magliette o no, faremo un nuovo sondaggio coi genitori".



