Da superfavorito per una rielezione

senza avversari a presidente sotto pressione, travolto da

polemiche e nuove rivelazioni: la parabola di Gianni Infantino

si complica a pochi mesi dalle elezioni Fifa di marzo. È il

quotidiano The Times, dopo aver condotto un'inchiesta

giornalistica sul doppio stipendio del numero uno del calcio

mondiale, a chiedersi se gli oppositori di Infantino riusciranno

finalmente a trovare un candidato in grado di contendergli la

presidenza.

Fino a pochi mesi fa, circa 200 delle 211 federazioni

affiliate avevano manifestato sostegno a Infantino, lasciando

immaginare una conferma senza opposizione. Poi, a luglio, il

progetto riservato di cedere agli investitori quote dei diritti

commerciali della Coppa del mondo ha provocato una frattura ai

vertici del calcio mondiale. Secondo il quotidiano britannico,

neppure il Consiglio Fifa era stato informato preventivamente

del piano, poi accantonato.

A riaprire il fronte delle polemiche sono ora le rivelazioni

sui compensi del presidente. La Fifa avrebbe utilizzato due

distinti schemi di pagamento, uno dei quali non risulterebbe nel

rapporto annuale. Una questione che solleva interrogativi sulla

trasparenza e sulla conformità agli stessi principi di

governance promossi dall'organizzazione dieci anni fa, quando

Infantino partecipava al processo di riforma. Il presidente

italo-svizzero potrebbe essere chiamato a fornire spiegazioni ai

membri del Consiglio riuniti a Zurigo.

Le contestazioni non si fermano qui. La federazione norvegese

ha presentato tre reclami agli organi competenti della Fifa,

riguardanti il premio per la pace assegnato a Donald Trump, il

caso Folarin Balogun (la revoca della sua squalifica dopo

un'espulsione ai Mondiali 2026 per intercessione dello stesso

Infantino) e il progetto sui diritti commerciali dei Mondiali.

Ulteriori interrogativi sono emersi sulla qualificazione della

Repubblica Democratica del Congo, nonostante dubbi sull'idoneità

di un portiere.

Il nodo politico, tuttavia, resta la successione. Victor

Montagliani, presidente della Concacaf, era considerato un

possibile sfidante, ma ora - scrive il quotidiano britannico -

punta alla riconferma alla guida della confederazione

nordamericana. Tra i nomi circolati figurano lo sceicco Salman,

presidente della confederazione asiatica, e il principe giordano

Ali bin al-Hussein. Secondo il Times, sarebbero stati avviati

contatti esplorativi anche con Arsène Wenger, responsabile dello

sviluppo calcistico della Fifa, e Michele Kang, imprenditrice e

proprietaria di club femminili in Europa e negli Stati Uniti.

Un altro potenziale candidato, la cui identità non è stata resa

nota, starebbe valutando la possibilità di scendere in campo. Le

candidature dovranno essere presentate entro il 18 novembre e

ogni aspirante presidente dovrà ottenere il sostegno di almeno

cinque federazioni nazionali. Se nessuno si opporrà, Infantino

sarà rieletto per un quarto e ultimo mandato. Ma, avverte il

quotidiano britannico, una conferma senza rivali rischierebbe di

approfondire la frattura con le federazioni critiche e di

riaprire il dibattito sulla trasparenza e sulla governance del

calcio mondiale.

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