Il 71% dei ragazzi intervistati vuole
che sia la scuola a occuparsi di educazione sessuale e affettiva
e il 56% la vorrebbe obbligatoria. Solo il 2% pensa che non
debba trovare spazio nelle aule. Per informarsi sul sesso si
affidano soprattutto a Internet, social, IA e il 31% alla
pornografia. E' quanto emerge dall'indagine Ipsos Doxa per
Medici del Mondo, rete internazionale impegnata a garantire
l'accesso alla salute. La ricerca è stata presentata stamani a
Milano, nella sede della Regione Lombardia ed è stata condotta
su un campione rappresentativo di 1.000 giovani italiani tra i
16 e i 25 anni.
Il 50% cerca informazioni su sessualità e salute riproduttiva
attraverso Google, il 27% usa piattaforme di intelligenza
artificiale, mentre solo il 18% si rivolge a personale medico e
il 14% è stato almeno una volta in un consultorio. Per il 31% la
pornografia rappresenta l'unica fonte di apprendimento sul sesso
e sono gli stessi giovani a riconoscerne i limiti: il 64%
ritiene che produca aspettative irrealistiche sulle prestazioni
sessuali e il 59% che contribuisca all'oggettivazione delle
donne.
Il 72% dei giovani mostra convinzioni errate sulle modalità di
trasmissione delle infezioni sessualmente trasmesse, solo il
39% considera di avere un'adeguata conoscenza della clamidia e
il 40% della gonorrea. Sul fronte dei diritti riproduttivi,
appena il 36% conosce correttamente la normativa
sull'interruzione volontaria di gravidanza e l'81% non sa cosa
sia la Ru486.
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