In centinaia ad Alba (Cuneo) hanno

preso parte alla manifestazione organizzata da Caritas albese,

sindacati e associazioni del territorio per denunciare

"schiavitù e sfruttamento nelle terre del vino".

Una mobilitazione indetta sulla scia della denuncia di don

Domenico Degiorgis, direttore della Caritas cittadina, che nelle

scorse settimane aveva parlato di minacce ricevute per il suo

attivismo contro il caporalato. "Il caporalato che sfrutta non è

solo un reato, è un'offesa a Dio e all'uomo" ha ammonito il

vescovo Marco Brunetti: "Rubare lavoro dignitoso significa

rubare dignità. La persona viene prima del profitto, il

bracciante prima della bottiglia di vino".

Fra gli intervenuti l'imprenditore vitivinicolo Matteo

Ascheri, ex presidente del consorzio di tutela del Barolo e

Barbaresco, che a proposito del caporalato ha detto: "Le aziende

sono le prime coinvolte, sono loro ad offrire lavoro e avere

ricadute positive. Sentire che sono le prime vittime di questa

situazione è una cosa inaudibile". Una polemica con la

Coldiretti cuneese che nei giorni scorsi aveva parlato delle

aziende come "prime vittime del caporalato".

Il corteo, partito dalla sede del centro di accoglienza in

via Pola, ha proseguito fino a piazza San Paolo dove si sono

tenuti gli interventi. Brevi momenti di tensione si sono

registrati al passaggio davanti al centro giovani H Zone, dove

l'arrivo di un gruppo di contestatori ha reso necessario

l'intervento della polizia.

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