Nel 2011, il fotografo Foster Huntington lascia il lavoro da Ralph Lauren. «Orari da ufficio spietati», avrebbe poi raccontato. Compra un furgone Volkswagen del 1987 e da quel momento sparisce dentro un hashtag: #vanlife. Inizialmente un gioco di parole ispirato all’album Thug Life di Tupac, un’ironia sulla parte più sporca e scomoda del vivere su ruote. Ma destinato a diventare un’industria miliardaria, erede diretta dei pulmini hippie degli anni Sessanta.

Oggi quella fascinazione conta oltre 19milioni di post su Instagram e 10,8 miliardi di visualizzazioni su TikTok. Le ragioni, racconta chi sceglie la vita in camper, sono molteplici: «Più libertà, meno spese e la possibiltà di lavorare dove si vuole». Non tutti, però, partono per le stesse ragioni. C’è chi fa lavori stagionali (la vendemmia in Francia, la raccolta delle fragole in Norvegia) e gira col furgone tra un contratto e l’altro. Chi non ha scelta, come in Nomadland, rimasto senza casa fissa dopo la crisi del 2008. E chi un impiego stanziale ce l’ha, ma il venerdì pomeriggio accende il motore e parte: monti, laghi, mare, per poi rientrare in ufficio il lunedì. In Italia, al terzo posto nella lista dei produttori dopo Francia e Germania, solo nel 2025 i camper immatricolati sono stati 7.936 (il 10,56% in più del 2024). E il futuro sembra ancora più promettente. Nei primi quattro mesi del 2026 la crescita è arrivata al 14,96%: circa 5 punti sopra la media europea . Complice il Salone del Camper (Parma, fino al 20 settembre): la fiera più grande in Italia, la seconda in Europa).

Un’industria, quella del turismo en plein air, che in Italia genera un valore di 8,5 miliardi di euro. L’acquisto resta comunque una spesa importante: un van camperizzato di fascia alta, come l’iconico Volkswagen California, parte da circa 50mila euro più Iva. E chi sceglie il fai-da-te si scontra spesso con un altro ostacolo: la trasformazione di un van in un camper in Italia segue regole più rigide che altrove. Dall’altro lato più furgoni per strada significa più pressione su territori piccoli e non attrezzati: a Tenerife, per esempio, diversi luoghi sono stati chiusi nel giro di poco tempo per l’aumento, e in parte per l’uso poco consapevole, dei mezzi che vi sostavano. In Italia si può dormire in camper quasi ovunque si possa parcheggiare un’auto. Ma basta appoggiare un tavolino o una sedia perché diventi parcheggio, vietato fuori dalle aree attrezzate. Insomma, on the road, ma con qualche regola.

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