"La cultura non può limitarsi ad
essere intrattenimento. La cultura deve tornare ad essere un
esercizio di libertà": lo ha detto Michelangelo Agrusti,
presidente della Fondazione Pordenonelegge.it, intervenendo oggi
alla cerimonia di apertura della 27/a edizione del festival.
Agrusti ha spiegato che la scelta di affiancare al nome della
manifestazione la parola libertà "non è uno slogan", ma
"un'assunzione di responsabilità" in un tempo segnato da guerre,
persecuzioni di scrittori e giornalisti, fragilità delle
democrazie e dalla trasformazione imposta dall'intelligenza
artificiale.
"Un libro non è mai soltanto un libro - ha osservato - È una
domanda, un dubbio, una voce che può attraversare un confine".
Il presidente ha quindi richiamato il valore simbolico della
presenza di Salman Rushdie, protagonista dell'apertura
dell'edizione 2026: "Rappresenta la forza della parola quando
qualcuno pretende di metterla a tacere" e ricorda che "la
libertà di espressione va difesa ogni giorno". Da Pordenone, ha
aggiunto, deve partire un messaggio: "Nessun potere deve avere
paura dei libri. Ma ogni potere deve sapere che i libri rendono
gli uomini più difficili da dominare".
Agrusti ha infine indicato nel festival un ponte verso
Pordenone Capitale italiana della cultura 2027, non un traguardo
ma "una responsabilità", e ha ricordato la presenza, domenica,
del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. "I libri non
ci dicono cosa dobbiamo pensare - ha concluso - Ci ricordano che
siamo liberi di pensare".
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