Le ferite della guerra, la

memoria che rimuove, la propaganda, il potere delle immagini.

Sono i nodi attorno ai quali si muove il lavoro di Fabio Mauri,

al centro della mostra curata da Maurizio Cattelan e Marta

Papini per il centenario della nascita dell'artista. 'Fabio

Mauri. Gli anni dell'Aquila', presentata oggi al Maxxi L'Aquila,

resterà aperta fino al 24 gennaio 2027. Cattelan si è presentato

a Palazzo Ardinghelli con il manifesto della mostra sul retro

della T-shirt: l'aquila in primo piano, la stessa immagine

scelta per il progetto. L'esposizione parte dal legame di Mauri

con L'Aquila, dove dal 1979 al 1999 insegnò Estetica della

Sperimentazione all'Accademia di Belle Arti. Tra i lavori

esposti 'La resa', 'Muro d'Europa / La barca', 'Piccolo Cinema',

'Studenti' e 'Piccola atomica'.

"Sebbene concepite tra i quarant'anni e i cinquanta anni fa -

dichiarano i curatori - le opere in mostra affrontano temi di

grande attualità: la posizione ambigua e di confine dell'Europa,

il rapporto tra arte e politica, la memoria e le rimozioni delle

atrocità della guerra, il fascino persuasivo e fatale

dell'ideologia fascista".

"La ricerca di Mauri sull'immagine e sullo schermo come

strumenti di potere e persuasione - aggiungono - si rivela oggi

più che mai necessaria, perché interroga la nostra

responsabilità e la nostra complicità, come individui e come

società, con le ideologie di ieri e di oggi".

"Con questa mostra il Maxxi L'Aquila si conferma ancora una

volta un luogo capace di promuovere una profonda rilettura del

passato alla luce del presente", dichiara Maria Emanuela Bruni,

presidente della Fondazione Maxxi. Domani, sabato 26 settembre,

alle 11.30 e alle 17.30, torna dopo quasi trent'anni 'Che cosa è

il fascismo. Festa in onore del generale Ernst von Hussel di

passaggio per Roma', in collaborazione con l'Accademia di Belle

Arti dell'Aquila e con la regia di Giancarlo Gentilucci.

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