E' partito ufficialmente, con la

firma del protocollo d'intesa fra arcidiocesi, istituzioni

locali e fondazioni bancarie, il percorso per la candidatura a

patrimonio Unesco del Chilometro quadrato della Carità. Un'area

di Torino che racchiude la Piccola Casa della Divina Provvidenza

- Cottolengo, il santuario della Consolata, il palazzo e il

distretto sociale Barolo, il collegio Artigianelli, la basilica

e il complesso salesiano di Maria Ausiliatrice e testimonia le

storie e le opere di Giovanni Bosco, Giuseppe Cafasso, Giuseppe

Benedetto Cottolengo, Leonardo Murialdo, Giuseppe Allamano,

Giulia e Carlo Tancredi di Barolo. "Persone - sottolinea

l'arcivescovo, il cardinale Roberto Repole - che hanno inventato

quel welfare di cui tutti oggi parliamo".

Per l'arcivescovo, il percorso che inizia oggi "è un

grandissimo segno di speranza nel mondo di oggi, in cui ciò che

è a rischio è proprio l'umanità, che rischia di scomparire o di

essere profondamente depauperata. Oggi - aggiunge Repole - ci è

richiesto un profondo cambio di paradigma culturale di fronte a

un mondo in cui è come se spingessimo sull'acceleratore della

macchina che più va avanti più produce i drammi da cui vorremmo

scappare, come se ci affidassimo a un paradigma culturale che ci

affossa. Non sappiamo più cosa sia una vita buona e reagiamo

accumulando beni, e questo ci impedisce di guardare in faccia

quello che siamo davvero come uomini. Ma da due secoli - dice -

ci vengono incontro alcuni personaggi che hanno provato a

mostrare che la nostra umanità è tanto più vera quanto più

riconosce che abbiamo bisogno della cura e della carità".

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