Il Consiglio dei ministri, a quanto si apprende, ha approvato il decreto legge in materia di scuola che comprende, tra l'altro, il tetto agli alunni stranieri nelle classi e il divieto di indossare burqa e niqab.
"Oggi abbiamo approvato in Consiglio dei Ministri il decreto sulla scuola - ha affermato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sui social -. Un limite del 30% nelle classi per gli studenti che non conoscono adeguatamente l'italiano, più strumenti per imparare la nostra lingua e stop a burqa e niqab a scuola. Strumenti di buonsenso che non dividono, ma aiutano a integrare davvero, evitando classi-ghetto e dando a tutti gli studenti le stesse opportunità". "È questa la direzione che vogliamo continuare a seguire: una scuola che integra senza rinunciare alle regole, che sostiene chi ha più difficoltà e che mette tutti nelle condizioni di partire dallo stesso punto".
"Tutti gli studi internazionali dicono che la partecipazione dei genitori al percorso formativo del figlio è fondamentale per il successo scolastico - ha detto il ministro Valditara dopo il Cdm -. Ci sono dati e raccomandazioni Ocse in tal senso. Abbiamo deciso che se ci sono gravi problemi di inserimento scolastico deve essere incentivato il percorso di apprendimento linguistico dei genitori. La scuola ha obbligo di segnalare ai servizi sociali e questi disporranno un percorso di lungua italiana per i genitori. Nell'ipotesi di mancato assolvimento del percorso son previste sanzioni da 200 a mille euro". La prima bozza del decreto prevedeva, in caso di mancata osservanza da parte dei genitori, il collocamento del minore fuori dalla famiglia (art 1, com 2, legge 19 luglio 1991, n. 21)
LA BOZZA DEL DECRETO
Nella bozza del decreto si legge che "salvo che ricorrano specifiche ragioni sanitarie o di sicurezza, è fatto divieto di partecipare alle attività curriculari e extracurriculari delle istituzioni scolastiche e a quelle previste nell'ambito dei rapporti scuola famiglia con il volto coperto o con qualsiasi altra modalità atta a non consentire il riconoscimento del volto". E' prevista una sanzione amministrativa da 200 euro a 1.000 euro che, quando la violazione è commessa da un minore, si applica al genitore.
'Tetto del 30% degli stranieri nelle classi prime'
Nella scuola primaria "il numero degli alunni con cittadinanza non italiana e che non sono nati in Italia o che non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell'infanzia" non deve superare il 30% del totale in ciascuna classe prima - si legge nella bozza -. Nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado, il tetto del 30% nelle classi prime riguarda gli "studenti con cittadinanza non italiana che non hanno frequentato con esito positivo, per almeno tre anni scolastici, il sistema nazionale di istruzione".
Minore via dalla famiglia se i genitori non studiano l'italiano
Nel caso di gravi difficoltà linguistiche del minore deve essere supportato il nucleo familiare ma se questo si sottrae può essere previsto il collocamento del minore fuori dalla famiglia, prevede la bozza. "La scuola deve segnalare ai servizi sociali i casi in cui persistenti barriere linguistiche" di chi esercita "la responsabilità genitoriale ostacolano l'integrazione scolastica". In questi casi vengono previsti corsi gratuiti di lingua italiana. In caso di mancata osservanza si attua il collocamento fuori famiglia (art 1, com 2, legge 19 luglio 1991, n. 21).
17,5 milioni per potenziare le competenze linguistiche
Il decreto legge sulla scuola stanzia circa 17,5 milioni di euro per le istituzioni scolastiche in cui non sia possibile assicurare il rispetto del tetto del 30% di alunni stranieri in classe. Nello stato di previsione del Ministero dell'istruzione e del merito, prevede la bozza, è istituito un fondo, con una dotazione di 3,4 milioni di euro per il 2027 e 14.139.760 euro a decorrere dal 2028: le risorse servono "per il finanziamento di attività extracurricolari finalizzate al potenziamento delle competenze linguistiche di base nella lingua italiana, da ripartire tra le medesime istituzioni scolastiche con decreto del Ministro dell'istruzione e del merito". Queste attività, viene specificato, "possono essere realizzate attraverso il potenziamento dell'organico dei docenti", o con "accordi con i Centri provinciali di istruzione per gli adulti" o "con gli Enti del terzo settore e con gli attori istituzionali presenti nel territorio".
14 milioni in due anni per lo sviluppo dei servizi digitali
Sono in arrivo 14 milioni di euro per il biennio 2026-27 per "favorire la semplificazione e l'innovazione dei servizi amministrativi in ambito scolastico" attraverso un programma biennale, adottato dal Ministero dell'istruzione e del merito. Il programma, si legge, punta allo "sviluppo di servizi digitali all'interno del sistema informativo Sidi connessi alla gestione delle attività del personale e delle relative procedure amministrative, anche al fine di realizzare una piattaforma unificata per la gestione dei processi di programmazione e valutazione delle istituzioni scolastiche, e della relativa documentazione amministrativa, nonché per armonizzare gli attuali applicativi software massimizzando l'interoperabilità con le diverse banche dati". Per la predisposizione del programma, nel testo si autorizza la spesa di 1 milione di euro per il 2026 e 13 milioni per il 2027.
'Istituti tecnici' e 'professionali' diventano 'licei'
Gli istituti tecnici assumono la denominazione di "licei tecnologici" e gli istituti professionali verranno chiamati "licei professionali", prevede la bozza. Per la filiera tecnologico professionale, 20 milioni di euro per l'anno in corso e 10 milioni di euro per il 2027.
La conferenza stampa dopo il Cdm
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