Complici della psicosetta di Almese (Torino) ma nello stesso tempo vittime delle manipolazioni del 'maestro' Bruno Malatesta. E' questo, come sembra emergere dalla lettura delle carte dell'inchiesta di carabinieri e procura di Torino, il doppio ruolo dei tre indagati a piede libero: due donne, Paola V. e Chiara L., e un uomo, Giulio G., l'unico 'monaco' del gruppo. Per le due donne si ipotizza il concorso nella riduzione in schiavitù del gruppo: sono considerate le più strette "collaboratrici del maestro", dedite alla gestione finanziaria della comunità e al reclutamento delle nuove reclute. Però, come si ricava dalle testimonianze, Malatesta da loro pretendeva "la massima deferenza e disponibilità": oltre a dormire "ai piedi del suo letto, erano solite lavarlo, vestirlo, servirlo a tavola, accompagnarlo in automobile ovunque dovesse andare".

Inoltre, quando l'uomo notava "una mancanza nella pulizia della casa e degli spazi comuni, sfogava le sue ire anche nei loro confronti" costringendole a ripetere le pulizie e a "restare sveglie tutta la notte". Sempre secondo le carte, Malatesta manipolava anche gli indagati "ingenerando sensi di colpa o sensi di paura". Su Giulio diceva che i suoi problemi fisici erano provocati da una delle sue vite precedenti. Insieme al guru, l'uomo è indagato per un singolo episodio di violenza sessuale su una donna, per truffa e per esercizio abusivo della professione di psicologo.

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