Non ce la faceva più, ha deciso di liberarsi dal dolore e dalla sclerosi multipla e di morire a 47 anni. Ha chiesto alla sua azienda sanitaria la verifica delle condizioni per accedere al suicidio medicalmente assistito in Italia, reso legale in Italia dalla sentenza sul caso Cappato/Antoniani e ha assunto la medicina necessaria, assistito dal suo medico di fiducia perché nessuna altro professionista l'ha voluto fare. Prima però ha voluto lasciare due messaggi. "Ho scelto liberamente e consapevolmente di porre fine a una sofferenza per me diventata intollerabile. È stata una decisione profondamente personale, maturata nel tempo e assunta nella piena consapevolezza delle sue conseguenze. Chiedo che venga rispettata per ciò che è: l'esercizio della mia libertà e della mia autodeterminazione", ha scritto in un testo. Poi il messaggio ancora più profondo e politico, non ha voluto che si parlasse di uomo o donna. Ha voluto che, rendendo nota la sua storia, si usasse il termine 'persona', cioè un soggetto morale autonomo e responsabile. Con una dignità.
E' così che questa persona è morta in Liguria, a dopo l'autosomministrazione di un farmaco per il fine vita fornito dal servizio sanitario nazionale. E' il 19/o paziente ad aver completato la procedura di suicidio assistito in Italia, il terzo in Liguria. Ha fatto sapere l'associazione Luca Coscioni in una nota spiegando che "di fronte all'irreversibilità della malattia e al progressivo peggioramento delle sue condizioni, la persona ha iniziato a informarsi sui suoi diritti nel fine vita in Italia e, a giugno 2025, ha chiesto alla sua azienda sanitaria la verifica delle condizioni per accedere al suicidio medicalmente assistito in Italia". A settembre 2026 è arrivato il via libera per poter procedere e quindi la conferma della presenza dei 4 requisiti necessari per accedere al suicidio assistito: patologia irreversibile, sofferenze ritenute intollerabili, dipendenza da trattamento di sostegno vitale, capacità di prendere decisioni libere e consapevoli. L'associazione ha riferito anche che all'interno dell'azienda sanitaria locale di riferimento "non è stato trovato alcun medico disponibile ad assistere la persona durante l'autosomministrazione del farmaco. Di fronte a questa indisponibilità, l'azienda sanitaria era disposta a indire un bando pubblico per cercare un medico anche al di fuori dei confini regionali. Tuttavia, la persona, data la grave e progressiva sofferenza, non ha voluto attendere. Si è reso quindi indispensabile l'intervento del medico di fiducia che ha prestato l'assistenza richiesta".
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