(di Patrizia Vacalebri)

L'insolita location parigina scelta

del direttore creativo di Valentino Alessandro Michele, per la

presentazione della sua collezione pret à porter

Primavera/Estate 2027, è la Bibliothèque Sainte-Geneviève. Ma

Alessandro Michele ha fatto anche una richiesta strana agli

ospiti delle sua sfilata: quella di portare con sé un proprio

libro. Lo stilista si era domandato infatti se il valore di un

abito andrebbe misurato solo in relazione al suo utilizzo. E ha

trovato la risposta tra le pagine di The Black Swan, in cui

l'autore, Nassim Nicholas Taleb, descrive con il termine di

"antibiblioteca" la "forma di capitale cognitivo potenzialmente

sterminato che mantiene aperta la possibilità di nuove

scoperte". L'idea dell'autore arriva osservando la libreria di

Umberto Eco composta da trentamila volumi, dove "i libri non

letti sono più preziosi di quelli letti".

"Questa riflessione sull'antibiblioteca - spiega il designer -

mi torna spesso in mente quando penso alla moda. Ogni stagione

vengono concepiti e realizzati abiti destinati a traiettorie

molto diverse. Alcuni di essi attraverseranno una sola volta lo

spazio dello show; altri continueranno a vivere soprattutto

nelle immagini che ne custodiscono la fugace apparizione; altri

ancora entreranno negli armadi per rimanervi quasi intatti,

custoditi come reliquie. Si tratta di oggetti che possono

abitare la vita di molti senza necessariamente essere indossati:

la loro esistenza si compie anche altrove, nello sguardo, nel

ricordo, nell'immagine, prima ancora che nel corpo".

Tra le file di libri della antiblioteca sfila una ragazza che si

diverte a mischiare, forse posseduta dal demone dell'antimoda,

gli scacchi di una camicia sportiva, con la gonna dorata

profilata di eco-pelliccia, portata con gli stivali alti in

camoscio fucsia. La giovane targata Valentino non ha problemi a

mischiare i colori senza nessuna logica, oppure a indossare

gonne ricamatissime con bordi piumati o frangiati, con

top-corsetto in raso, come se andasse sempre a una festa, anche

di prima mattina. Per lei non esistono regole. I pantaloni,

leggerissimi e plissettati li mette dentro a stivali preziosi, i

ciclisti in pizzo li abbina alla giacca anni Ottanta con spalle

over e bottoni d'oro. Maxi fiocchi e cinture alte sottolineano

le silhouettes degli abiti scivolati. Il cappello da baseball

come quello che indossa perennemente Alessandro Michele si mette

con gli abiti da sera. Sembra una folle che ha rovistato a caso

nell'armadio. Ma il concetto che ha mosso Alessandro Michele nel

disegnare la collezione è semplice. Come i libri non letti che

popolavano la biblioteca di Umberto Eco, anche questi capi

sembrano appartenere a una dimensione che travalica la logica

della funzionalità e del consumo. Essi costituiscono una riserva

gioiosa di forme, sensibilità estetiche, silhouette e modi di

abitare il corpo che possono anche non trovare mai una piena

attualizzazione e che tuttavia contribuiscono ad ampliare il

campo dell'immaginabile. Per questa ragione la sfilata può

essere interpretata come una sorta di "antibiblioteca visiva".

Il significato di molti abiti in pedana non si esaurisce nella

definizione di un valore d'uso, piuttosto si estende a ciò che

rendono pensabile.

"Anche gli abiti che non indosseremo mai - conclude lo stilista

- non diversamente da quei libri ancora chiusi sugli scaffali,

continuano a parlarci delle vite che avremmo potuto vivere. Non

come rimpianto, ma come promessa. Perché la loro semplice

presenza come possibilità rende il mondo più ampio, più ricco,

più abitabile. In fondo, una parte della felicità nasce forse

proprio da qui: dalla facoltà, profondamente umana, di ampliare

continuamente il campo dei propri immaginari e di abitare,

almeno per un istante, mondi che non esistono ancora. O che

forse non esisteranno mai".

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