Guasto tecnico o errore umano, improbabile un sabotaggio o un atto ostile. Il giorno dopo lo schianto dell'elicottero italiano in un campo arato in Bosnia è caccia alle cause. La Procura militare ha aperto un'inchiesta, mentre sul posto è già arrivata una commissione di esperti della Difesa per ricostruire la dinamica dell'incidente: elementi utili arriveranno dalle testimonianze di chi era a bordo e dall'analisi dei rottami. Intanto, è il momento del dolore, con il ministro Guido Crosetto volato a trovare gli 11 feriti ricoverati in due ospedali bosniaci dopo aver accompagnato in mattinata Giorgia Meloni al Villaggio della Difesa allestito al Circo Massimo. Lì la premier ha deposto un fascio di rose in omaggio ai quattro militari morti: i sergenti dell'Esercito Simone Ruggia e Claudio Marchesi, il tenente del Corpo militare volontario della Croce Rossa, Franco Adriano Zecchillo ed il sergente dello stesso corpo, Laura Procacci.

"Quattro vite spezzate mentre servivano l'Italia. Oggi il mio pensiero è per loro e per chi li ama", ha scritto sui social Meloni. E c'è stata anche la polemica politica, dopo una nota dell'M5s che ipotizzava "carenze nella manutenzione" del velivolo. "Sciacalli", replica la maggioranza. Le quattro salme potrebbero arrivare domenica a Roma ed i funerali tenersi martedì, ma non c'è ancora l'ufficialità. Quanto ai feriti, ha assicurato Crosetto, "vedendo il luogo dell'incidente è un miracolo che si siano salvati: 9 stanno abbastanza bene, due non hanno praticamente subìto alcun danno, due hanno problemi un pò più seri: penso che rientreranno a brevissimo".

L'elicottero è precipitato durante una "missione addestrativa di routine"- probabilmente un'evacuazione medica - nell'ambito dell'operazione Eufor Althea. A bordo 15 militari. Un breve filmato girato da terra lo mostra mentre prova a prendere quota, ma quando arriva ad una cinquantina di metri di altezza si avvita su sè stesso e precipita impattando a terra con la parte destra della coda. Nei frame precedenti l'impatto si vedono le gambe di uno dei militari che per un momento sporgono in aria dal portellone posteriore rimasto aperto. Potrebbe essere uno dei morti. I due sergenti deceduti erano specalisti addetti alla strumentazione che si trova nella 'pancia' del mezzo. Testimoni locali indicano che l'elicottero poco prima era atterrato in quel campo e poi aveva provato a decollare. Quel CH-47F è un modello aggiornato dell'elicottero costruito oltre 60 anni fa dalla Boeing. A portarlo su sono i due rotori, le cui pale girano una in senso orario e l'altra antiorario tenendolo stabile. Uno dei rotori potrebbe aver perso potenza rispetto all'altro compromettendo così la stabilità dell'elicottero. Un comando della pedaliera dei piloti che guida il mezzo potrebbe non aver funzionato. L'avaria è una delle ipotesi, ma non la sola. I piloti (due più un terzo di riserva) hanno svolto un lungo ed intenso addestramento per guidare un mezzo così complesso. E veterani del Chinook riferiscono che "se non fossero stati pronti e bravi avremmo avuto 15 morti". Infatti "sono riusciti ad impattare quasi livellati, se lo avessero fatto di testa o di coda la velocità verticale sarebbe stata superiore e sarebbero probabilmente morti tutti". Nello statement rilasciato ieri Eufor spiegava che la missione europea "sta conducendo un'indagine approfondita e completa per accertare le cause di questo tragico incidente".

In un aggiornamento della stessa nota oggi quel passaggio non appare più. La Difesa italiana svolgerà gli approfondimenti con la sua commissione tecnica inviata oggi sul posto che analizzerà rottami, memoria della strumentazione di bordo ed ascolterà i testimoni. La procura militare di Roma, da parte sua, ha avviato un fascicolo di indagine senza ipotesi di reato che verranno poi valutate all'esito degli accertamenti. Crosetto ha visitato gli 11 feriti ricoverati tra Brcko e Tuzla. Con lui anche un'equipe medica. "Ci sono momenti ha detto il ministro - in cui il dolore per chi abbiamo perso e la sofferenza di chi è rimasto ferito ci ricordano quanto dobbiamo alle donne e agli uomini che servono l'Italia". Ma non è mancata la polemica dopo che Arnaldo Lomuti e Bruno Marton di M5S hanno invitato a fare "piena luce sulle cause di questa tragedia per accertare se il probabile guasto sia stato dovuto a carenze nella manutenzione dell'aeromobile o ad altre ragioni". Secca la replica di Crosetto: "è un esempio indegno di fare politica. La manutenzione di quei mezzi è superiore a quella di qualunque mezzo civile". Per la sottosegretaria Isabella Rauti, è "un atto di sciacallaggio che qualifica chi lo fa". Anche Giorgio Mulè (FI), parla di "un atto vile, che disonora chi lo commette soprattutto perché alimentato da ignoranza". Sulla stessa linea Paola Chiesa (FdI): "ancora una volta il Movimento 5 Stelle dimostra di non saper distinguere tra il legittimo confronto politico e lo sfruttamento strumentale di una tragedia".

PODCAST | L’elicottero caduto in Bosnia, il racconto dell’inviato a Brčko

Il post della premier Giorgia Meloni

Simone, Claudio, Franco Adriano, Laura. Quattro vite spezzate mentre servivano l’Italia. Oggi il mio pensiero è per loro e per chi li ama. Insieme al Ministro Guido Crosetto, ho deposto un mazzo di rose al Circo Massimo per rendere omaggio ai nostri quattro militari che hanno perso la vita in Bosnia. Abbiamo voluto che il Villaggio della Difesa, allestito in vista del 4 novembre, diventasse un luogo di raccoglimento aperto a tutti. Un luogo dove ogni italiano possa portare un fiore, lasciare un pensiero, fermarsi in silenzio. E far sentire alle famiglie dei nostri caduti la vicinanza di un’intera Nazione. So che nessuna parola può colmare un’assenza così grande. Ma esserci è un dovere. Stringerci a chi soffre, custodire il ricordo di chi abbiamo perso, accompagnare i feriti e i loro cari in queste ore difficili. A chi vorrà venire al Circo Massimo, chiedo un gesto semplice: portate un fiore. In quel fiore ci saranno il vostro affetto, il vostro rispetto, il grazie dell’Italia. Simone, Claudio, Franco Adriano, Laura: non vi dimenticheremo.

— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) October 30, 2026

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