Aveva solo cinque anni e i suoi genitori la insultavano e maltrattavano, lasciandola ore seduta sul water o costringendola a indossare il pannolino nonostante l’età per metterlo fosse passata da tempo. Oppure la mettevano di fronte al muro con le braccia divaricate o la costringevano a saltare sui ceppi di legno e caderci sopra con le ginocchia, fotografandola e riprendendola.

È un campionario degli orrori quello contestato dalla pm Debora Rinaudo della procura di Ivrea, che ha chiuso le indagini e ha chiesto il rinvio a giudizio di padre e madre della bimba, 31 e 29 anni. Ma rischiano il processo anche i nonni e un amico di famiglia di 42 anni, accusati di sapere dei maltrattamenti ma di non aver fatto nulla per evitarli. Anzi, di avere incoraggiato i due a continuare.

L’inchiesta è partita il 10 luglio 2024, quando la piccola è arrivata in elisoccorso all’ospedale infantile Regina Margherita di Torino. Sveniva, aveva il naso tumefatto, escoriazioni e lesioni su tutto il corpo, oltre a segni di malnutrizione e di una sospetta intossicazione da farmaci. Ma i genitori non hanno fatto nulla, fermandosi anche a prendere un gelato mentre la figlia veniva salvata dai medici. Che, dai successivi esami, hanno scoperto che aveva ossa sviluppate come una bambina di appena 2 anni.

Dalla segnalazione dei sanitari è partita l’inchiesta della procura, che ha ricostruito l’inferno vissuto dalla vittima. Se bagnava il letto di notte, i genitori la punivano mandandola fuori a fare legna, anche d’inverno. E poi la costringevano a dormire sulle lenzuola bagnate: “Hai fatto bene - diceva l’amico in un messaggio - Deve capire che non deve pisciarsi addosso. Vuol dire che le piace e allora sta bagnata”.

L’elenco delle privazioni è lunghissimo: subito dopo la sua nascita, a febbraio 2019, la madre si era lamentata con una zia dicendo “vieniti a prendere ‘sta cazzo di bambina perché la butto dal balcone”. E in effetti se n’era poi presa cura la zia per una ventina di giorni e poi per altri quattro mesi, tra giugno e ottobre.

Quando la bimba è diventata più grande i genitori non l’hanno iscritta alla scuola materna e non hanno nominato un pediatra. Per evitare che si sporcasse o di doverla cambiare, non le davano né da mangiare né da bere. Era poi la nonna a toglierle il pannolino sporco perché loro erano disgustati. Però poi, quando non aveva lo stimolo, la costringevano a saltare anche per due ore e mezza nella speranza che servisse a farla andare in bagno.

Dall’inizio delle indagini, su disposizione della procura dei minori, la bambina è in una comunità protetta per provare a farle superare l’incubo che ha vissuto. Ma per ora non è adottabile, anche perché ha difficoltà nel parlare a causa della sua condizione: durante il primo ricovero in ospedale ringhiava come un cane quando qualcuno si avvicinava al suo piatto, tanto era abituata a restare senza cibo. E ha paura delle donne, visto che la sua principale aguzzina era la madre.