L'Autonomia differenziata entra nell'ultimo miglio e Matteo Salvini potrà sventolare il risultato al Congresso federale della Lega. Il governo ha varato in Cdm i disegni di legge per attribuirla in alcune materie a Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, con discreto anticipo rispetto ai 45 giorni previsti rispetto alla trasmissione delle intese definitive da parte delle Regioni (tra il 3 e il 22 settembre). Così come aveva auspicato il ministro Roberto Calderoli da Pontida il 20 settembre chiedendo "gli stessi tempi usati per approvare alla svelta la legge elettorale". Una mossa che molti in Parlamento leggono come un altro passo di avvicinamento al voto in Primavera, scenario finora indigesto ai salviniani.
"Una soddisfazione enorme, da ministro, da italiano e da leghista", esulta Salvini, dopo il Cdm a cui sono stati invitati anche i quattro governatori. L'esame in Parlamento è l'ultimo atto per attribuire alle loro Regioni "ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia" su tutela della salute, coordinamento della finanza pubblica, protezione civile, professioni e previdenza complementare e integrativa. Senato e Camera dovranno approvare i ddl a maggioranza assoluta: sono 8, potrebbero essere divisi tra i due rami, e considerando che a breve inizierà la sessione di bilancio, nel centrodestra si cercherà di chiudere l'iter per i primi mesi del 2027. "Ci abbiamo lavorato tanto, con convinzione e senza sosta, e ora il risultato è più vicino che mai", commenta entusiasta Calderoli.
Garantire che vada in porto rapidamente, si ragiona nella maggioranza, potrebbe servire a Giorgia Meloni anche per mettere vento in poppa alla Lega, con l'obiettivo di raggiungere il 42% di coalizione alle elezioni. "Era nel programma", notano semplicemente da FdI, dove comunque si preparano a rivendicare il risultato in campagna elettorale al Nord. "Rispettiamo la parola data", commenta il ministro meloniano Gianmarco Mazzi.
Con il braccio di ferro sul candidato sindaco a Milano, intanto Salvini arriverà con un obiettivo centrato al Congresso straordinario il 24 e 25 ottobre. Un appuntamento che per ora non calma le acque nel partito. La questione non era personale, ma di contenuti politici, il refrain dei frondisti: la loro intenzione, dicono, non era sfidare il segretario ma rimettere al centro temi cari al Nord. In una partita a scacchi che, però, ora rischiano di perdere. Non solo: al Congresso potrebbe arrivare una mozione sul Nord scritta con l'apporto delle varie 'Leghe' regionali e portata avanti dal capogruppo alla Camera Riccardo Molinari. Niente a che vedere, però, con le rivendicazioni dei lombardi, da Attilio Fontana a Massimiliano Romeo, che invocavano una struttura diversa del movimento per una Lega "confederata" al Nord, al Centro e al Sud. "Così Salvini mette il cappello anche sul Nord" commentano i dissidenti, parlando di un documento che sarà allineato "come quello che fece Alberto Stefani all'ultimo congresso".
Tra i nordisti la sensazione è che il fronte "dei governatori" si sia sfaldato, con il solo Maurizio Fugatti a tenere il punto con Fontana e Romeo. Da chiarire anche quale ruolo giocherà Luca Zaia, per molti "in riavvicinamento" verso Salvini. Non è esclusa una mozione dei nordisti, anche per ribadire che una minoranza esiste. Il regolamento non gioca a loro favore: per proporre modifiche allo Statuto servono non meno di 80 firme da almeno 4 Regioni, con voto palese e per alzata di mano. Con tutta probabilità non arriverà prima del congresso, ma l'associazione del Nord promessa da Fontana ci sarà. Lo conferma lo stesso governatore, notando che "nessuno di noi ha chiesto il congresso".
Soprattutto con queste modalità e con il voto degli stessi delegati che hanno già confermato Salvini nell'ultima assise. Meglio sarebbe stato coinvolgere i militanti, "come per le primarie del 2013 che vinse Salvini contro Bossi", dice maliziosamente un dissidente. Tesi ribaltata da Claudio Borghi: "Abbiamo annoiato i nostri elettori per tutta l'estate con una narrazione sulle difficoltà interne alla Lega, poi chiami un congresso e non appare un'alternativa. Allora si poteva parlare di meno quest'estate...".
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