Partecipazione più netta e senza
termini nei cda. E' questa la richiesta portante contenuta
nella lettera che un folto gruppo di associazioni hanno
indirizzato al Mef per la proposta di modifica normativa in
attuazione della Direttiva Ue Women on Board. Un'iniziativa
importante che ha riunito numerose associazioni e communities,
professionali, universitarie, di categoria, attive sul fronte
della Parità di Genere. "Le proposte -si legge nella lettera-
mirano ad assicurare maggiore efficienza nel governo delle
società quotate, a conformare il nostro ordinamento alle
previsioni unionali e ad armonizzare le regole in materia di
diversità di genere negli organi di amministrazione delle
società quotate con quelle dettate per le banche e le imprese di
assicurazione".
In dettaglio tra le proposte principali c'e' appunto
l'eliminazione della 'sunset clause', ovvero del termine di
durata delle disposizioni sull'equilibrio di genere e
l'inserimento nel Tuf di un periodo che imponga alle società con
azioni quotate di fissare obiettivi quantitativi con riferimento
al numero di amministratori esecutivi appartenenti al sesso
sottorappresentato e l' inserimento di una specifica previsione
in materia di promozione, analisi, controllo e sostegno
dell'equilibrio di genere. La lettera ricorda che la direttiva
europea indica l'obbligo per le società quotate di fornire
informazioni alle autorità competenti, una volta all'anno, in
merito alla rappresentanza di genere nei loro consigli,
distinguendo fra amministratori con incarichi esecutivi e
amministratori senza incarichi esecutivi e sulle misre prese per
rendere applicabili gli articoli previsti. "Gli Stati membri
impongono alle società quotate di pubblicare tali informazioni
in modo adeguato e facilmente accessibile sul loro sito web".
Nella lettera si ricorda quanto scrive la Ue: "È largamente
riconosciuto che la presenza di donne nei consigli migliora il
governo societario, in quanto i risultati di squadra e la
qualità del processo decisionale sono rafforzati da una
mentalità più diversificata e più collettiva, che assorbe una
gamma più ampia di prospettive. Numerosi studi hanno dimostrato
che la diversità porta a un modello aziendale più proattivo, a
decisioni più equilibrate e a migliori standard professionali
nei consigli di amministrazione che rispecchiano meglio le
realtà sociali e le esigenze dei consumatori, oltre a
incoraggiare l'innovazione. Numerosi studi hanno inoltre
mostrato che esiste una relazione positiva fra la diversità di
genere a livello di alta dirigenza e i risultati finanziari e la
redditività di un'impresa, il che determina una considerevole
crescita sostenibile a lungo termine. Il raggiungimento
dell'equilibrio di genere nei consigli è pertanto di vitale
importanza per garantire la competitività dell'Unione in
un'economia globalizzata e offrirebbe un vantaggio comparativo
rispetto ai Paesi terzi".
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