Ieri la copia forense del suo pc e delle dieci pendrive che erano state sequestrate a luglio, stamattina una nuova inattesa perquisizione nel suo studio di Pietracatella. Gianni Di Vita, marito e padre di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita (morte avvelenate dalla ricina) nove mesi dopo si conferma figura centrale nella soluzione del giallo che aspetta il contributo degli specialisti tedeschi del Robert Koch istituto come atto decisivo.

Questa mattina gli agenti della squadra mobile di Campobasso diretti da Marco Graziano e i colleghi dello Sco che stanno esaminando i supporti informatici sono entrati per una nuova perquisizione nello studio di commercialista di Gianni Di Vita che si trova proprio di fronte l'abitazione in cui la famiglia viveva e dove sarebbero state avvelenate le due donne.

Tracce di ricina sui 131 campioni prelevati in casa

Antonella Di Ielsi collaborava nell'attività del marito che oltre al piccolo ufficio di Pietracatella ha studio anche a Campobasso. Ma l'attività di perquisizione oggi si è concentrata solo sull'ufficio del paese. In questi giorni l'attività investigativa ruota attorno alle risultanze degli accertamenti che la Procura di Larino ha affidato agli esperti tedeschi, gli unici con la tecnologia e l'esperienza necessari ad individuare tracce di ricina nei 131 campioni, tra resti di alimenti, contenitori e altri oggetti, prelevati a luglio durante un lunghissimo sopralluogo nella palazzina dei Di Vita.

Da Berlino non è ancora arrivato alcun esito ufficiale anche se indiscrezioni insistenti dicono che tracce del veleno sarebbero state individuate in alcuni dei campioni. Sotto esame anche una borraccia contenente un liquido inodore e insapore e un barattolo con un sedimento brunastro e granulosa trovato nel piano della palazzina una volta abitato dalla madre di Gianni Di Vita. Se l'indiscrezione fosse confermata, in mano agli inquirenti ci sarebbe la prova che la ricina era in casa Di Vita.

Gli investigatori sono ormai convinti che il veleno sia stato ricavato artigianalmente dai semi della pianta che si trova senza troppa difficoltà nelle campagne attorno a Pietracatella e che produce i suoi semi in estate. Da qui anche il sospetto che l'eliminazione almeno di Antonella Di Ielsi (la figlia Sara probabilmente è una vittima collaterale) sia stata premeditata e il delitto organizzato da tempo.