Tra emergenza caldo e polemiche, parte il nuovo anno scolastico. Lunedì prossimo, 7 settembre, gli alunni della provincia di Bolzano entreranno per primi in classe e a seguire sarà la volta di bambini e studenti di tutte le altre regioni. Il ministro dell’Istruzione Valditara intanto annuncia che per la prima volta le lezioni inizieranno “con tutti i docenti in cattedra”. Ma i sindacati replicano: “Migliaia di supplenti ancora da nominare”.
Le immissioni in ruolo
Sono oltre 37mila i docenti assunti e tempo indeterminato entro lo scorso 31 agosto. A comunicarlo è lo stesso ministero dell’Istruzione e del merito. “Prima dell’avvio dell’anno scolastico 2026/2027, il ministero dell’Istruzione e del merito ha effettuato, entro il 31 agosto, tutte le immissioni in ruolo di docenti su posto comune, di sostegno e per l’insegnamento della Religione cattolica, per un totale di 37.430. Alla stessa data, lo scorso anno scolastico le immissioni in ruolo erano 29.685”. Il quadro delle assunzioni si completa con l'immissione in ruolo di 342 dirigenti scolastici e sono in dirittura d’arrivo anche le assunzioni di 12.284 unità di personale Ata.
Supplenze e sostegno
E, sempre entro il mese di agosto, “è stata anche coperta la quasi totalità delle supplenze, pari a circa 118mila posti. Inoltre”, proseguono da palazzo della Minerva, “sono stati confermati, su richiesta delle famiglie, ben 55.814 supplenti su posto di sostegno, quasi 10 mila in più rispetto al 2025/2026”. Numeri che vanno contestualizzati. Se lo scorso anno i posti in deroga di sostegno hanno raggiunto quota 150mila, i confermati su richiesta delle famiglie rappresentano un terzo del totale. Un buon risultato o no? E sui supplenti mancano numeri di riferimento.
La polemica
Dopo quella sul finanziamento di 20 milioni per dotare le aule di impianti di raffrescamento, che secondo la Flc Cgil si traducono in 57 euro a classe, arriva la polemica sulle supplenze e i tagli al personale Ata: amministrativi, tecnici e ausiliari. “Oltre i racconti di facciata", lamenta la Flc Cgil, “la realtà dei fatti è un’altra: oltre 200mila precari tra docenti e Ata, stipendi tra i più bassi d'Europa e continua la perdita del potere d'acquisto. Non si può parlare”, aggiungono dal sindacato, “di qualità dell'istruzione continuando a precarizzare e a sottopagare chi ci lavora". Scettico anche Giuseppe D'Aprile, numero uno della Uil scuola: "Se per coprire i posti servono già circa 118 mila supplenze, significa che il sistema continua a reggersi sul lavoro precario. Anche sulle immissioni in ruolo i numeri vanno letti fino in fondo: 37.430 assunzioni a fronte di 46.642 autorizzate significano che migliaia di posti destinati al ruolo non sono stati coperti”. E il coordinatore della Gilda degli insegnanti, Carlo Vito Castellana, evidenza il paradosso di trovarsi “da un lato centinaia di migliaia di precari storici che mandano avanti gli istituti italiani con stipendi irrisori e senza tutele, e dall'altro avere procedure di reclutamento farraginose, continui concorsi e percorsi abilitanti onerosi”.
Lezioni al via in aule roventi
I primi alunni a entrare in classe saranno quelli della provincia autonoma di Bolzano, lunedì prossimo. A seguire, il 10 settembre anche quelli della provincia di Trento, della Valle d’Aosta e del Veneto. Tra il 15 e il 17 settembre saranno in classe alunni grandi e piccoli di tutte le altre regioni. Gli ultimi a fare il loro ingresso in classe, il 17 settembre, saranno bambini e studenti della Puglia. Intanto, con l’arrivo della sesta ondata di calore e il Niño (il fenomeno climatico che provoca inondazioni nelle aree direttamente interessate e siccità nelle zone più lontane da esso) che fa paura, la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) sottolinea che solo l'11 per cento degli edifici scolastici è dotato di impianti di climatizzazione e chiede di lasciare chiuse le scuole fino al 21-23 settembre.
L’appello dei presidi
Mentre i dirigenti scolastici chiedono di non essere lasciati da soli a gestire l’emergenza climatica. “I dirigenti scolastici", spiega Antonello Giannelli, a capo dell’Associazione nazionale presidi, “sono chiamati quotidianamente a garantire sicurezza, salute e regolarità del servizio, ma non possono supplire alle carenze strutturali degli edifici. Se un’aula è troppo calda, il dirigente deve poter contare su condizioni ambientali adeguate e su indicazioni chiare, risorse e strumenti realmente utilizzabili”.
Il taglio del personale Ata
Da quest’anno, al superiore, corridoi e ambienti scolastici saranno meno vigilati. In applicazione della legge di bilancio 2025, le scuole potranno fruire di 2.174 collaboratori scolastici in meno rispetto all’anno scorso. Secondo la Flc Cgil “ridurre ulteriormente il numero dei collaboratori scolastici rischia di compromettere la qualità del servizio, la sicurezza, la vigilanza e il funzionamento quotidiano delle istituzioni scolastiche, soprattutto nelle realtà più complesse”.



