Ora "si auspica che vengano

accertate anche tutte le responsabilità, perché quanto accaduto

a Stasi non possa e non debba mai più ripetersi". Lo afferma la

difesa di Alberto Stasi, con i legali Giada Bocellari e Antonio

De Rensis, riferendosi a quelle due "contro-analisi" totalmente

negative, effettuate dal Ris di Parma sul Dna sui pedali della

bici, che "non risultano depositate nel fascicolo delle indagini

dell'epoca".

Su questo dato, "che indirizzò irrimediabilmente le indagini

del 2007, fu tuttavia costruito gran parte del castello

accusatorio contro Stasi, ivi compreso l'inesistente

scambio/sostituzione dei pedali nel 2014".

"Credo ciecamente nell'onestà dei miei collaboratori. Escludo

categoricamente che ci siano state irregolarità, tanto più che

le analisi sono state fatte alla presenza dei consulenti di

parte e questo sgombra il campo da qualsiasi dubbio" afferma dal

canto suo Luciano Garofano, che nel 2007 comandava il Ris di

Parma, in merito alle novità emerse dalla chiusura indagini sul

delitto di Garlasco. Nei giorni scorsi l'ex generale è stato

ascoltato dai magistrati pavesi: "Ho dato le mie spiegazioni

affrontando i temi che il procuratore mi ha presentato - dice -

in veste di persona informata sui fatti e come tale sono

uscito".

Infine, secondo la Procura di Pavia, i risultati delle nuove

analisi effettuate da Cristina Cattaneo e anche dal

"co-consulente prof. Leone" depongono "concretamente per una

produzione delle lesioni non immediatamente antecedente alla

morte, ma anteriore al decesso con un intervallo

orientativamente compreso come minimo fra 15 e 30 minuti, senza

che possa escludersi una sopravvivenza complessiva più

prolungata fino ai 60 minuti".

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