"L'ipotesi di una morte per suicidio
appare tecnicamente e scientificamente insostenibile e priva di
riscontri oggettivamente cristallizzati". E' quanto scrivono i
consulenti tecnici della Commissione parlamentare d'inchiesta
bis sulla morte di David Rossi, lo psicologo forense Edoardo
Genovese e il medico-chirurgo Robbi Manghi, nelle conclusioni
della relazione di consulenza tecnica psicologica-forense e di
medicina legale illustrata stamani in merito alla morte dell'ex
capo comunicazione di Mps, deceduto il 6 marzo 2013 dopo essere
precipitato dalla finestra del suo ufficio nella sede della
banca senese.
Secondo i due consulenti, l'analisi integrata degli elementi
psicologici, clinici, traumatologici e tanatologici esaminati in
217 pagine di relazione non evidenzierebbe, prima della morte di
Rossi, "alcun elemento di sofferenza o ripiegamento
psicopatologico idoneo a giustificare un atto con finalità
autosoppressiva", ma piuttosto "uno stato di forte allerta,
preoccupazione e timore" per la propria situazione professionale
e reputazionale". La relazione sottolinea inoltre che sul corpo
di Rossi furono rilevate "plurime lesioni corporee
polidistrettuali e polimorfe ante-mortem", a carico tra l'altro
del volto, dello zigomo, del labbro, delle braccia e
dell'addome, che secondo i consulenti presentano caratteristiche
"incompatibili con la dinamica della sola precipitazione o della
caduta al suolo".
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