«È schiattato ah», «Ca...o me ne frega a me», sono alcuni dei passaggi intercorsi tra i due agenti intervenuti il 19 luglio 2026, al Pilastro, davanti il corpo di Abderrahim Fakir.

Le conversazioni provengono dalle trascrizioni delle bodycam di uno dei due poliziotti che stava documentando le modalità di intervento in via Svevo e fanno parte degli allegati alla maxi perizia richiesta dalla Procura per stabilire le cause del decesso del 42enne, e stesa da un collegio di esperti.

Nel documento, vengono annotati tutte le frasi più concitate del fermo, comprese quelle pronunciate nei sei minuti di immobilizzazione a terra: «Dà togli sta ca..o di mano», «Ti ho detto non lo ammanettare» - si rimproverano tra loro, mentre Fakir urla “aiuto”, “aiuto” e li morde. Qualche testimone, sul posto, prova a suggerire ai due un’altra strada per calmare il 42enne che si trovava in stato di agitazione. «Ma non c’avete una siringa...che lo faccia dormire?».

Dopo mentre l’uomo è ammanettato, con le mani dietro la schiena, la situazione precipita, come sembra dagli audio trascritti che sia “incosciente”. È a quel punto che uno degli agenti avverte, con preoccupazione l’altro, “È schiattato ah”, e l’altro risponde “Ca..o me ne frega a me”. E poi dopo le manovre del messaggio cardiaco, in un clima di preoccupazione, l’agente ripete “Se schiatta ci divertiamo”.