"La guerra non è un destino" e non si può rimanere silenti di fronte "alla cultura della potenza, volgare e invadente, frutto di sfacciati ed enormi interessi economici, di nazionalismi che rovinano le nazioni", dice di prima mattina il presidente della Cei Matteo Zuppi nell'omelia che ha aperto le celebrazioni degli 800 anni dalla morte di San Francesco. "In questi tempi segnati da guerre insensate e crudeli, da tanta violenza, e arroganza l'auspicio è che il sole di Francesco possa illuminare il mondo, convertire le menti indurite dall'odio, indicare la via della pace, della speranza, della serena, fraterna convivenza", gli fa eco poco dopo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella dal loggione della basilica di Assisi scaldando i cuori dei tanti pellegrini saliti ad Assisi nel nome del frate divenuto santo.
Sergio Mattarella analizza la figura di San Francesco, ne attualizza opere e pensieri cercando di strappare il velo di stereotipi che circonda la figura del frate più famoso del mondo, "un profeta di pace ma tutt'altro che accomodante, un profeta universale". "Non renderemmo giustizia al santo di Assisi - spiega dalla piazza - se la sua figura fosse esaurita in quella di un ecologista, pacifista e operatore caritatevole ante litteram". La premier Giorgia Meloni, nel suo ricordo, evidenzia come sia stato "un italiano che ha forgiato l'identità di un intero popolo".
Il presidente invece liquida letture semplificate del santo con un discorso che vola alto, sul vero significato del pacifismo. Non ha bisogno di entrare nei dettagli, di fare nomi o localizzare aree geografiche. Tutti sanno cosa sta succedendo nel mondo e quali sono i protagonisti di queste tragedie. Il cardinal Zuppi apre il percorso con una omelia franca e diretta che colpisce il cuore dei tanti fedeli. Il capo dello Stato raddoppia usando un linguaggio istituzionale, ma non meno contundente il cui obiettivo è trasmettere nei sentimenti della gente la "rivoluzione" francescana che se metabolizzata è forse l'unica che può portare la pace in questo pianeta. Subito una stoccata a quanti, singoli o confessioni, pensano di poter sguainare le spade in nome di dio: "oggi terribili conflitti insanguinano tante parti del mondo, e addirittura da alcune parti si tornano a benedire le armi e a porre gli eserciti sotto insegne religiose: Francesco ci insegna che non c'è colpa maggiore di quella di uccidere altri uomini in nome di Dio". Ma non basta, se 'pace' è la parola più citata ed applaudita ad Assisi, Mattarella racconta Francesco per dire quello che pochi hanno il coraggio di dire in un occidente che sembra non volere più regole. E non a caso parla di "dignità" in un mondo nel quale pochi super ricchi questa dignità la calpestano: "La sua povertà, così cercata e desiderata, fu rottura concreta con l'idolatria del denaro; la sua umiltà non aveva nulla di ingenuo, nasceva da una sete esigente di verità; la sua obbedienza non fu remissività. Ricordare, oggi, l'insegnamento di Francesco al mondo contemporaneo vuol dire porre in luce alcuni fondamenti decisamente attuali anch'essi della sua predicazione: la dignità di ogni persona, il rispetto del Creato, la pace". Rispetto del creato quindi, altro tema forte del Quirinale. Non c'è solo, in San Francesco, l'amore rivoluzionario per gli animali: ci sono le sfide epocali "dell'inquinamento dell'aria, dell'acqua, della terra, della devastazione delle foreste, del surriscaldamento del pianeta". Mai come oggi, sintetizza il presidente, ci sarebbe bisogno delle scelte "radicali" del frate; ci sarebbe bisogno delle sue scelte "sconvolgenti agli occhi del mondo".
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