"Ero a fianco di Emma Bonino durante

la sua missione a Tuzla, in Bosnia, al primo incontro tragico

con le madri di Srebrenica: attraverso le foto satellitari e le

voci che iniziavano a girare, cominciava a emergere la notizia

delle fosse comuni. Lei, in quanto Commissario europeo per le

questioni umanitarie, lanciò l'allarme sulla dimensione

dell'eccidio e usò per la prima volta il termine di genocidio".

A spiegarlo all'ANSA è Filippo di Robilant, all'epoca portavoce

di Emma Bonino alla Commissione europea, che aggiunge:

"Paradossale che muoia a pochi giorni di distanza dall'ex

generale serbo-bosniaco Radko Mladic, che fu il principale

responsabile di quel massacro".

Il 16 luglio 1995, pochi giorni dopo l'eccidio, di ritorno

da Tuzla, Bonino dichiarava la dimensione del crimine: "'Siamo

di fronte a un vero e proprio genocidio. Tutte le voci

concordano - si legge nel take ANSA dell'epoca - nel ritenere

che, oltre ai 4.000 che mancano all'appello e che

presumibilmente si trovano nello stadio di Bratunac , ci sono

altre 8.000 persone di cui non si hanno notizie. Sono

scomparse''. Erano stati torturati, trucidati e buttati nelle

fosse comuni tutti maschi sopra i 15 anni che viveno in quella

che era allora una zona dichiarata prrotettta dalle Nazioni

Unite. "Ma - prosege di Robilant - la denuncia fu di impulso.

Servì a svelare al mondo quanto accadeva mentre le autorità

serbe cercavano di nascondere l'entità dell'accaduto e,

succesivamente, a inserire il crimine di genocidio nello Statuto

della Corte penale internazionale".

Non fu questo il primo intervento di Bonino in Bosnia. La

crisi dei Balcani era in pieno dispiegamento dal 1992

nell'immobilità internazionale. Lei fu la prima commissaria

europea a recarsi a Sarajevo, sotto assedio da quasi 4 anni.

"Appena nominata, a gennaio 1995, fu la prima ad andare nella

città in cui era in corso l'assedio più lungo dell'epoca

moderna, sotto il tiro di granate e cecchini. L'Europa era stata

fino a quel momento timida, fu un segnale molto importante",

conclude di Robilant.

Emma "scosse le coscienze di tutti, in questa come in altre

occasioni", aggiunge Giovanna Reanda, direttrice di Radio

Radicale, vicina a Bonino per oltre 30 anni: "Usò il termine

genocidio appena tornata da Tuzla a Roma, in una conferenza

stampa chiedendo a tutti: Vogliamo davvero restare a guardare

inermi?".

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