La storia politica di Emma Bonino inizia con un aborto. A ventisette anni - dopo che il suo ginecologo le aveva diagnosticato l'infertilità - resta incinta e decide di interrompere la gravidanza. Il medico, racconterà lei stessa, le propone di abortire clandestinamente a costi elevati e lei - arsa dall'umiliazione - si rivolge ad un consultorio gestito da radicali a Firenze. Un incontro personale che si trasforma in un evento cruciale per la sua vita politica: nessuna avrebbe dovuto vivere più quell'offesa. E, da quel momento, era il 1974, la sua carriera si salda indissolubilmente con l'impegno per garantire il diritto all'interruzione della gravidanza e con la militanza radicale.

Insieme a Marco Pannella e Gianfranco Spadaccia, inizia un percorso di aiuto pubblico alle donne che vogliono abortire e di autodenuncia. Nel 1975 vengono arrestati tutti e tre. E' la stessa Bonino a praticare alcuni aborti come attesta una sua foto d'epoca diventata simbolo di quegli anni. Lo fa con la tecnica della pompa della bicicletta usata all'epoca dal movimento femminista francese. Uno dei tanti atti di disobbedienza civile che si accompagna alla raccolta firme fatta con l'Espresso per il referendum abrogativo per depenalizzare l'aborto. Lo sfondo è una stagione di grandi battaglie civili che avrebbero fatto da apripista alla legge 194 approvata nel 1978. Una tappa importantissima ma non un punto di arrivo per Emma Bonino che, per tutta la vita, continua a battersi per i diritti delle donne e a denunciare le storture dell'obiezione di coscienza e gli ostacoli nell'uso della pillola abortiva.

In diverse interviste confida di non aver mai avuto figli perché diventare madre "vuol dire dirsi per sempre". Lei, a cui il coraggio - anche per gesti estremi - non è mai mancato, racconta di non aver mai avuto la forza d'animo per pronunciare quel "sempre". Eppure, due ragazze la chiameranno "mamma": sono le figlie di due diverse madri che le vengono affidate per qualche mese e a cui rimarrà molto legata. Il femminismo la accompagnerà per tutta la vita: in passato, racconta, era "una rivendicazione di esistenza nella diversità", oggi "ha molte sfumature" ma deve ancora combattere contro una "disattenzione al mondo femminile" che resta "automatica in politica".

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