Realizzare un viaggio tra realtà e un mondo magico, "attraverso la prima paura che abbiamo conosciuto, quella dell'abbandono. La viviamo per la prima volta quando siamo piccoli ma poi ci accompagna sempre". Ma anche "sovvertire un po' l'idea che per crescere sia necessario lasciare da parte la nostra vulnerabilità, la connessione con le nostre emozioni, quelle che da bambini esprimiamo liberamente, anche attraverso il pianto". Sono fra le linee, spiega Caterina Bertini all'ANSA, del corto che ha diretto con Blu Diego Fasoli, Dove le lacrime aspettano, al debutto in Sic@Sic, la parte competitiva per i film brevi alla Settimana della Critica, sezione autonoma alla Mostra Internazionale del cinema di Venezia.

Una storia, prodotta da Camfilm e BigFish, che ha per protagonisti Zoe (Chiara Cassiano), il fratello minore Ettore (Ludovico Carissimi) e Marta (Sophia Burelli), tre bambini abituati a giocare all'aperto tutto il giorno tra un bosco e una caldara (l'ambientazione è l'area verde di Manziana). I tre sono abituati a rimanere a lungo da soli, ma un errore di Zoe, che li chiude fuori casa, li porta a vivere una notte, in attesa di una mamma che non arriva, tra paure, sogni, rabbia e la libertà dell'immaginazione.

"Molti ci avevano sconsigliato di realizzare una storia con bambini protagonisti, ma noi ci siamo sentiti molto a nostro agio a lavorare con loro - spiega Bertini, classe 2001, qui al suo esordio assoluto, mentre Fasoli, classe 1999 aveva già diretto un documentario -. Volevamo raccontare il legame che si ha a quell'età con un mondo invisibile, attingendo ai nostri ricordi". Per lavorare con i bambini "abbiamo fatto tantissima preparazione prima delle riprese, soprattutto sul piano relazionale. Li abbiamo incontrati tutte le settimane per almeno un paio di mesi. Solo la più grande ha letto il copione, mentre per i due più piccoli abbiamo presentato spesso le scene come un gioco".

Anche il paesaggio diventa un personaggio: "Manziana ci sembrava molto suggestiva e funzionale per il racconto, in quella caldara tra le bolle d'acqua e l'aria che va dentro la terra, nell'oscurità, ci sembrava si potesse trovare un legame con il mondo invisibile, un po' oscuro che stavamo cercando di raccontare". Da giovane autrice in gara alla Mostra, per Bertini, il dibattito sulle poche registe selezionate in gara per il Leone d'oro "è positivo, perché comunque contribuisce a mettere in luce anche il problema del gender gap dell'industria cinematografica, che in Italia c'è sempre stato". Poi "mi aiuta ad avere un approccio positivo l'essere tornata recentemente da sei mesi di un master di documentario a Cuba, dove ho frequentato una scuola nella quale la maggior parte delle persone erano donne. È stata un'esperienza che mi ha molto incoraggiato".

Riproduzione riservata © Copyright ANSA