A Naza andrà il Leone d'oro?

"Decide la giuria, io non decido nessun premio, scelgo solo di

ammettere un film o meno. Non ho avuto dubbi nel farlo. Poi

tutto il resto, la reazione critica, la reazione del pubblico o

le decisioni della giuria non sono cose che dipendono certo da

me, ma non ammetterlo sarebbe stato ingiusto. Un atto di

codardia, uno sfuggire alla responsabilità di una scelta

doverosa di fronte a quello che è successo". Così Alberto

Barbera, direttore artistico della Mostra del Cinema di Venezia,

difende la sua scelta a poche ore dal verdetto di questa 83/a

edizione che potrebbe vedere il documentario, altamente

politico, di Yuval Abraham e Rachel Szor - dedicato al sistema

di attacco alla Striscia di Gaza incurante delle vittime civili

- vincere uno dei premi maggiori con una forte eco sulla stampa

internazionale.

Si aspetta polemiche? "Certo, l'esercito israeliano ha detto

che sono testimonianze anonime e false, ma è l'unica cosa che

possono dire. È una difesa scontata, possono solo negare la

verità".

E ancora Barbera: "In ogni caso uno si può chiedere perché un

documentario del genere, con questo peso e questa rilevanza, non

sia stato messo fuori concorso. Uno perché è cinema, vero, non

una cosa televisiva. Dopodiché viviamo in una situazione

mondiale che definire catastrofica è dire poco. Di fronte a

certi eventi è difficile restare indifferenti".

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