Le verifiche sui rischi dei nostri militari alla luce dell'escalation degli attacchi Houthi negli ultimi giorni portano a una rimodulazione dei contingenti italiani nel Golfo. Sul tavolo di una riunione a Palazzo Chigi finisce anche l'ultimo report stilato dai vertici della Difesa e chiesto dal ministro Guido Crosetto anche alla luce dell'attacco alla base saudita di Ta'if con la distruzione di un caccia italiano. Dopo il summit a cui hanno partecipato l'intelligence, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e le massime autorità della Difesa, la decisione potrebbe portare a una "movimentazione di militari" verso territori più sicuri: ipotesi ritenuta più probabile rispetto alla riduzione tout court del contingente.
"Sono in corso valutazioni, con principale focus sulla sicurezza dei contingenti, sulla presenza nazionale nell'area", ha detto Crosetto. "Come reso noto anche dal portavoce degli Houti - ha proseguito - non c'era alcuna volontà di colpire un assetto italiano. Intanto, per tutti gli assetti e in particolare per quelli aerei sono state adottate misure per incrementarne le condizioni di sicurezza. In ogni caso, sarà assicurata la continuità delle attività operative nel rispetto degli impegni internazionali assunti con la partecipazione ad Inherent Resolve e la tutela del nostro personale".
Non si può escludere al momento che i militari si spostino all'interno dello stesso territorio saudita, pur ricordando che sul fronte mediorientale il nostro Paese è impegnato anche negli Emirati Arabi Uniti, in Kuwait e in Bahrein, dove sono stati schierati anche contingenti dell'Esercito per la task force land Cerbero (sarebbero almeno un centinaio le unità impiegate). Del resto, secondo le norme è possibile ridislocare i militari italiani in ogni momento.
Gli attacchi dei ribelli yemeniti non arrivano solo internamente e da difendere c'è anche il Mar Rosso e il passaggio in sicurezza delle navi mercantili italiane, come ribadito giorni fa dallo stesso Crosetto. Per questo è stata anche affrontata la situazione dello Stretto di Babel el-Mandeb, alla luce delle dichiarazioni dell'Alta rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas, sul potenziamento della missione Aspides. Da questo punto di vista viene ritenuto auspicabile che altri Paesi partecipino con i propri mezzi navali alle operazioni di scorta o alla sorveglianza aerea. Ma in alternativa l'Italia è pronta, eventualmente, a fornire ulteriori contributi - oltre alla fregata Bergamini, già impiegata nella missione assieme a quella greca - purché stavolta ci sia il sostegno finanziario dei vari Stati membri proporzionato all'ulteriore impegno profuso.
Gli sviluppi più imminenti riguardano però la nostra Task Force Arabia, che opera nell'hub King Fahd, finito nel mirino dei miliziani yemeniti. La priorità è la sicurezza dei nostri contingenti, a partire da quello in Arabia Saudita, ma al centro delle riflessioni ci sono anche i mezzi di difesa italiani messi in campo, che quindi in queste ore vengono spostati: dai caccia Eurofighter (dopo il recente attacco tre quelli rimasti operativi) al velivolo radar Gulfstream Caew, probabilmente il più costoso della flotta aerea. E proprio nella base King Fahd sarebbe presente anche il sistema missilistico di difesa terra-aria Samp-T di nuova generazione assieme al radar Kronos Grand Mobile High Power, così come in altri territori del Golfo sarebbe dislocato il sistema d'arma Skynex.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
