MAURO CORONA, FELICE (BOMPIANI, PP

208, EURO 20). Lascia per un momento i boschi, la roccia, il

vento e sfida il buio per ridare voce a Felice, il suo fratello

maggiore, morto nel 1968, quando non aveva ancora 18 anni, in

circostanze misteriose in Germania, Mauro Corona nel suo nuovo

romanzo, 'Felice' appunto, che arriva in libreria il 15

settembre per Bompiani. Da un aldilà immaginato, Felice non fa

sconti, non risparmia al fratello le parole più dure e sincere,

facendogli da specchio in un confronto crudele.

"Sono stato un uomo anche ambiguo, traditore, a volte

possessivo e violento, però non lo ho mai detto. Mio fratello,

morto quasi 60 anni fa, è riuscito a farmi vedere come sono.

Parole peggiori di quelle che mi ha detto lui non me le potrà

mai dire nessuno, ma mi ha salvato" racconta Corona che il 20

settembre sarà a Pordenonelegge, al Palafumetto alle 17.30, con

il suo libro.

"Mi sono analizzato da solo. Migliorare a 76 anni è

difficile, non si può migliorare il passato, ma vorrei rendere

migliore il mio rapporto con gli altri, essere meno vile, più

leale , onesto. A volte ch'è qualcosa che non ci dispiace

affatto nelle disgrazie degli altri, anche dei nostri migliori

amici. Io ho gioito di alcuni amici scalatori che si erano fatti

male. Siamo tutti così , però era giusto dichiararlo

soprattutto quando diventi un personaggio pubblico, un

"pagliaccio pubblico" come dico io".

In fondo Corona, suo fratello Felice, se lo è, seppur nella

sua immaginazione, riportato a casa, "gli ho messo una mano

sulla spalla e ci siamo abbracciati. Le autobiografie sono

pesanti e antipatiche, diventano simpatiche quando il

protagonista si fa a pezzi da solo. Quando un biografo di se

stesso si incensa è meglio che butti il manoscritto nella stufa"

sottolinea lo scrittore in un incontro su Zoom.

Come era il rapporto con Felice? "Era molto conflittuale. Era

del '51, lo costringevo a fare cose che lui non avrebbe mai

fatto. Aveva una idea della vita completamente diversa dalla

mia, amava per esempio i bei vestiti. A me infastidiva che non

avesse i miei stessi gusti. Ero un imperatore, ci siamo presi

anche a botte".

Con questo libro hai chiuso il cerchio o ne hai aperto uno

nuovo? "Il cerchio è chiuso da molti libri fa, uno non fa altro

che scrivere la storia di se stesso, ma non sa il dettaglio. La

cosa nuova è il dettaglio. Ho qualche idea diversa, che

appartiene al passato, la memoria di qualcosa che non c'è più,

ma non nostalgico. Qualsiasi libro dovrebbe riuscire a far

partecipi gli altri. I miei libri possono indicare che si può

resistere".

"Felice mi ha messo al tappeto e nello stesso tempo lo ho

riavvicinato a me, è stata una specie di pomata sulla fronte. Ho

inventato anche per lui un futuro, ho immaginato che avesse una

gelateria. Le radici sono degli elastici che si tirano e ti

riportano a casa. E io lo ho portato a casa". Partito per la

Germania in cerca di fortuna, il giovane Felice promette ai

fratelli che guadagnerà i soldi per comprarsi un bel vestito,

che a Mauro porterà un orologio, ma la sua avventura finisce sul

bordo di una piscina, dove viene trovato morto pochi mesi dopo

la sua partenza nel1968.

"Quella di Felice è una tragedia sua e nostra. Se pensiamo

all'oggi, alle guerre a Gaza, all'Ucraina, il caso di mio

fratello è una robettina. E' tutto passato nel dimenticatoio.

Quello che è successo lui me lo ha detto in sogno. Mi guardava

come se mi volesse chiedere qualcosa. È mancata la vicinanza di

chi era lì quando è morto, mi piacerebbe sentirla".

L'altro fratello dello scrittore, Richeto, classe 1956, "era un

bambino fragilissimo, adesso è un larice possente, si aggrappava

alle mie gambe e io correvo come se non ci fosse".

La scrittura o la montagna, quale delle due o entrambe sono

state la sua salvezza? "La montagna mi uccide anche oggi perché

mi crea paura, dubbi. Questo libro è una denuncia contro me

stesso e spero di avere un processo da qualche parte. Non mi

sono mai pacificato e dentro di me ho un incubo. Quando scrivo

invece non ci sono più, c'è qualcuno che mi suggerisce. Io non

esisto più, non ho più paura della morte, dolori,

preoccupazioni".

Riproduzione riservata © Copyright ANSA