La città di Milano ha ricordato
il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa a 44 anni esatti
dall'attentato mafioso in cui è stato ucciso a Palermo, insieme
alla moglie Emanuela Setti Carraro e all'agente di scorta
Domenico Russo.
Alla cerimonia di deposizione delle corone al monumento al
Carabiniere, in centro città, hanno partecipato il ministro
della Giustizia Carlo Nordio, il sindaco Giuseppe Sala,
l'assessore alla Sicurezza della Regione Lombardia Romano La
Russa, il prefetto Claudio Sgaraglia, il questore Bruno Megale,
il procuratore capo di Milano Marcello Viola e il generale dei
carabinieri Riccardo Galletta, comandante interregionale
Pastrengo. Oltre alla famiglia del generale, con i figli Nando e
Rita.
"Ci sono delle cose che non finiscono mai di fare male - ha
osservato Rita Dalla Chiesa a margine della cerimonia -. Si va
avanti perché si vedono le persone e i giovani che continuano a
crederci e che portano avanti tante battaglie che erano state
iniziate nel 1982, quindi la nostra speranza, sono i bambini,
sono i giovani". Nando Dalla Chieda ha spiegato che Milano
ricorda sempre con affetto il padre. "È una città che lo ricorda
molto, che lo ricorda con affetto e che cerca di seguirne gli
insegnamenti - ha aggiunto -. Questo lo posso dire per il lavoro
fatto in università, c'è una cattedra che è intitolata a lui e a
Giovanni Falcone insieme, un punto di riferimento per tutti".
Nostro padre - hanno infine osservato insieme - ci ha insegnato
la libertà, anche per le proprie idee, e il rispetto per le
istituzioni".
A ricordare invece come il metodo di lavoro di Dalla Chiesa
aveva rivoluzionato già 40 anni fa il modo di fare le indagini è
stato il generale Galletta. "Dalla Chiesa è stato l'autore di un
metodo operativo innovativo che ha permesso di sconfiggere il
terrorismo - ha detto -, nell'Italia settentrionale. Un metodo
innovativo anche nella lotta alla criminalità organizzata".
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