"La Rai, dopo aver dichiarato

formalmente l'esistenza di 'continue pressioni, opacità,

commistione, interferenze, obiettiva incompatibilità' ha

comunicato in data odierna che non intende esplicitare le

ragioni di fatto e le circostanze alla base di quel che ha

scritto con il provvedimento assunto nei confronti del Ranucci.

Qualora vi fossero stati fatti concreti, non avrebbe avuto

difficoltà a rappresentarli. Si tratta, a tutta evidenza, della

insussistenza di motivazioni fattuali ovvero di ragioni

esplicitabili. Grave che lo faccia un datore di lavoro, ancor

più grave che lo faccia un'azienda pubblica". Così Roberto De

Vita, legale di Sigfrido Ranucci.

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