Una foto. Denise che sorride all’obiettivo, straordinariamente identica alla madre. Stesso sorriso, stesso volto spigoloso, stessi occhi. In mano ha una maglietta blu, con una scritta “Lea Garofalo”. È il primo scatto che mostri davvero il volto da adulta di Denise Cosco, figlia della nota testimone di giustizia e come lei andata in aula per puntare il dito contro il padre, gli zii, il primo fidanzato, tutti responsabili a vario titolo dell’omicidio della madre. A pubblicarlo a ventiquattro ore dalla morte della ragazza, che domenica 6 settembre si è lanciata dal balcone della sua casa di Ariccia, è stata la zia, Marisa Garofalo.

“Adesso posso mostrare il tuo volto e i tuoi occhi bellissimi”, scrive la donna che in poche righe riesce a riassumere il travaglio interiore della nipote. Quello che forse l’ha accompagnata nella decisione di dire basta e lasciarsi cadere dal terzo piano. Forse di cercare pace. “Nessuno potrà più decidere per te, non dovrai più nasconderti”, scrive la zia, alludendo agli anni sotto protezione e forse anche a quelli precedenti, quando c’era ancora la madre e insieme dovevano nascondersi dal clan che a Lea Garofalo non aveva perdonato di averne svelato crimini, omicidi e affari.

“Ti chiamerai per sempre Denise”, dice ancora la donna, restituendo alla ragazza l’identità che per anni per ragioni di sicurezza ha dovuto celare. “Ancora una volta hai scelto la tua adorata mamma, nessuno potrà più separarvi, rimarrete per sempre insieme”.

Non la vedeva da anni Marisa Garofalo, almeno quattro. Lo racconta al Quotidiano del Sud e sembra quasi non trovare le parole per spiegare quanto successo. “Non so cosa fare ora, è un dispiacere enorme, non c’è molto da commentare su questa tragedia nella tragedia”, ha detto sconcertata. Ammutolita.

Mentre Denise si lanciava dal balcone, lei era a Diamante a raccontare di Lea, della sua ribellione, del suo coraggio. A differenza della ragazza, che aveva scelto di provare a vivere in una bolla di anonimato, forse anche emanciparsi dalla pesante eredità dell’essere non solo la figlia di Lea, ma anche del passato, della famiglia, della gigantesca prova di coraggio che a 18 anni appena ha dovuto affrontare: vivere per un anno con genitori e parenti che sapeva colpevoli, dopo puntare il dito contro di loro, fare i conti con tutto quello.