La Pubblica amministrazione paga
le fatture più in fretta ma il suo debito commerciale cresce,
mentre si allungano i tempi di pagamento delle grandi aziende ai
fornitori più piccoli. Lo rileva la Cgia di Mestre, che nota
come i tempi di saldo delle fatture da parte della pa siano
scesi a 27,2 giorni di media nel 2025 contro i 29,9 del 2024,
grazie agli obiettivi imposti dall'Ue per l'accesso alle risorse
previste dal Next Generation Eu. Tuttavia il debito commerciale
ha toccato i 64,2 miliardi, pari al 2,8% del Pil, il dato
peggiore tra i 27 Paesi dell'Ue. Questo perché nel 2025 lo Stato
ha pagato 3.034 fatture su 3.673 emesse, saldando 21,1 dei 27,8
miliardi dovuti, e il quarto rimasto inevaso si è sommato agli
arretrati degli anni precedenti, facendo crescere il debito di
6,7 miliardi in un anno. Insomma la Pa paga più in fretta le
fatture recenti, ma non riesce a saldarle tutte, e le fatture
rimaste inevase si sommano a quelle già arretrate degli anni
precedenti.
Intanto sul fronte privato cresce l'allarme per i ritardi
imposti dalle grandi aziende ai fornitori più piccoli. Nel
secondo trimestre del 2026 solo il 42% delle transazioni tra
imprese è avvenuto nei termini contrattuali, in calo di due
punti rispetto all'anno precedente. E le grandi imprese sono le
peggiori pagatrici, dato che solo il 21% ha rispettato le
scadenze contro il 42,7% delle micro aziende. Questo, rileva la
Cgia, succede perché le grandi imprese, forti di un potere
contrattuale spesso schiacciante verso i fornitori più piccoli,
usano la dilazione dei pagamenti come leva di finanziamento a
costo zero, in quello che l'istituto considera "un abuso della
posizione dominante" e "un modello di gestione finanziaria che
scarica quasi sistematicamente il costo del credito sull'anello
più debole della catena".
A livello territoriale, la Lombardia è la regione più
virtuosa: il 51,6% dei committenti ha pagato i fornitori entro
la scadenza prevista dal contratto. Seguono Emilia-Romagna
(51,2%), Veneto (51%), Marche (49,7%) e Trentino Alto Adige
(44,3%). Nelle ultime posizioni del ranking regionale ci sono
Toscana (29,2%), Sicilia (27,2%) e Calabria (26,7%).
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