Non si sgonfia il caso "Mbappé-Cina" che anzi, con il passare delle ore, appare addirittura ingrossarsi. Pechino ha formalmente accolto le scuse dell'attaccante francese che, alla cerimonia per il Pallone d'oro, aveva fatto una battuta poco diplomatica sull'ex leader cinese Mao Zedong.
Ma, nella sostanza, il boicottaggio contro il calciatore del Real Madrid e la Liga spagnola non è stato revocato: i tre sponsor del calciatore hanno rotto ogni rapporto con lui e, soprattutto, la tv di stato cinese prosegue nel blocco della trasmissione delle partite di calcio spagnole. A poco è servito il tentativo di mediazione del presidente della Liga, Javier Tebas, già ieri giudicato insufficiente.
Il ministero degli Affari Esteri di Pechino ha affermato pubblicamente di avere "preso sul serio le scuse presentate dalla persona in questione", ovvero Mbappé, ma nel gigante asiatico le polemiche e le proteste sui social non si attenuano. Anche il Real Madrid ha provato a correre ai ripari, affidando un tentativo di distensione con Pechino ad una nota che rasenta più i toni di un trattato diplomatico che quelli di un club di calcio.
D'altronde gli sponsor asiatici fanno gola a tutti, ed il numero di follower-consumatori cinesi è talmente alto che nessuno vuole rinunciarvi. Il club merengue - si legge - "desidera esprimere le sue scuse al popolo cinese per il disagio che possa essere stato causato dalle parole del nostro giocatore Kylian Mbappé". "Il nostro club ha un profondo rispetto per la Cina, la sua storia, la sua cultura e i suoi cittadini, così come per i milioni di tifosi cinesi che provano ammirazione per il Real", prosegue la società.
Parole che, però, non hanno fatto breccia nella nuova "muraglia cinese". Mbappé mai avrebbe pensato che una sua battuta sarebbe stata causa di un boicottaggio di dimensioni planetarie. Un scontro anche culturale: una critica che in Europa non avrebbe determinato alcun effetto, ha invece portato ad un embargo statale da parte di Pechino. Le frizioni mettono a nudo la debolezza europea di fronte al gigante economico asiatico.
La Liga conferma che Cina e Usa finanziano da soli la maggior parte dei diritti tv internazionali, valutati a 748 milioni di euro nel 2024-25. Dal 2016, la Liga ha persino adattato il suo calendario ai fusi orari asiatici per aumentare il numero dei suoi spettatori e, di conseguenza, l'importo dei suoi diritti tv internazionali. Quest'estate ha annunciato un accordo per la trasmissione di 380 partite a stagione fino al 2030.
Real e Barça realizzano tra il 10% e il 15% delle proprie vendite di gadget in Cina. Il club madrileno ha come sponsor diverse aziende cinesi come Hisense, Kaiyun Sports e Linglong Tire. Ed il presidente Florentino Pérez ha diverse filiali del suo gruppo immobiliare ACS in Cina e a Hong Kong. Il Barca, intanto, ha aperto diverse accademie di calcio nel paese ed ormai ha più tifosi in Asia che in Europa e in America messe insieme. La Spagna, quindi, si scusa, ma Pechino tiene ancora il punto in una sfida che non è più soltanto sportiva.
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