Condizioni di presunto caporalato e

sfruttamento sono state scoperte dai carabinieri della stazione

di Moncalvo e del Nucleo Ispettorato del Lavoro (Nil) di Asti

nelle campagne del basso Monferrato. L'operazione si è conclusa

con la denuncia di tre persone, tra cui due cittadini rumeni

residenti a Casale Monferrato (padre e figlio) ritenuti i

gestori del sistema illecito, e un imprenditore agricolo locale.

Le indagini sono scattate dopo la segnalazione di un insolito

viavai di stranieri da una casa fatiscente nel centro di

Grazzano Badoglio. All'interno dell'immobile i militari hanno

trovato 15 letti e materassi a terra, un impianto elettrico di

fortuna, condizioni igieniche precarie e servizi igienici

gravemente inadeguati per gli ospiti, tutti cittadini rumeni. Ai

lavoratori venivano sistematicamente sottratti i documenti

d'identità al momento dell'arrivo.

I caporali reclutavano la manodopera per impiegarla nei

campi, prelevandoli all'alba per accompagnarli nelle vigne, tra

cui un'azienda di Castelletto Merli. Qui i braccianti lavoravano

in nero, privi di tutele sanitarie e dispositivi di sicurezza,

percependo una paga di appena due euro l'ora. Dei compensi

totali, i gestori trattenevano oltre la metà per vitto e

alloggio. Per l'imprenditore agricolo sono scattate sanzioni

penali e amministrative per 42.000 euro e la sospensione

dell'attività; i tre indagati dovranno rispondere di

intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro alla procura

di Vercelli.

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