(di Giulia Bertollini)

LUCA ARNAÙ-VALENTINO MEYNET,

'L'ANTAGONISTA' (MURSIA, PP. 342, 19,00 EURO)

Tra il fascino oscuro della Venezia del Cinquecento e i

misteri irrisolti del presente si muove 'L'Antagonista. Il

demone di Poveglia' (Mursia), il nuovo thriller soprannaturale

uscito in libreria il 19 ottobre e firmato a quattro mani da

Luca Arnaù e Valentino Meynet che sta scalando i vertici delle

classifiche editoriali. Una trama avvincente che fonde giallo

storico, horror e occulto, intrecciando due indagini parallele

distanti cinque secoli: nel 1525 quella dell'avogador Adonai

Contarini e nel 2025 quella dell'ispettore Riccardo Tersiveri.

A fare da ponte tra i due piani temporali sono l'eco

inquietante della melodia di un antico carillon e la presenza

sinistra dell'isola di Poveglia, ex lazzaretto e manicomio

abbandonato, intrisa di leggende e folklore. "L'idea nasce da un

incontro fortuito in Val d'Aosta con Valentino. Ci siamo trovati

di fronte a una pizza grazie a una blogger amica comune e

abbiamo deciso di provare a scrivere qualcosa insieme. La

stesura è avvenuta con un continuo scambio di bozze e

riscritture incrociate", racconta Luca Arnaù all'ANSA.

Una ricostruzione filologica meticolosa che ha attinto

direttamente a fonti d'epoca: "Per la ricostruzione storica

abbiamo trovato un documento del 1586, 'L'Ospidale de' pazzi

incurabili' di Tomaso Garzoni, di cui abbiamo consultato una

copia originale all'Università di Padova. Per quanto riguarda

Poveglia, è un luogo che si porta dietro una fama secolare: nel

Cinquecento e nel Medioevo fu lazzaretto per i malati di peste e

poi ospedale per gli ossessi e i matti della Serenissima".

A fare da trait d'union tra le due epoche è proprio la

musica, con l'eco inquietante della melodia di un antico

carillon: "Volevamo dare una spiegazione non banale, quasi

logica, del potere taumaturgico della musica e delle vibrazioni

come forze motrici dell'universo capaci di aprire o chiudere

determinati portali. In questo ci siamo ispirati a Stephen King:

pensate a un capolavoro come '22/11/63', dove c'è un portale

temporale e l'autore non ti dà spiegazioni logiche su come

esista, semplicemente c'è. Noi abbiamo cercato di fare un passo

oltre, inserendo anche la figura di preti esorcisti autorizzati

dal Vaticano: per chi crede, i demoni esistono".

Il romanzo si fa anche veicolo di un'intensa riflessione

sociale: "La violenza sulle donne non accenna a diminuire. Nel

Cinquecento una donna che non si piegava alla violenza o che

aveva idee proprie, veniva facilmente considerata pazza o strega

e fatta sparire in un manicomio o in un convento. Penso alle

donne bruciate sul rogo come streghe o alla parabola di Giovanna

d'Arco: condannata e arsa quando è diventata scomoda, per poi

essere fatta santa soltanto quando non poteva più fare paura a

nessuno".

Da sceneggiatore Arnaù sogna una trasposizione

cinematografica: "'L'Antagonista' è perfetto perché è quasi

interamente ambientato all'interno di un manicomio, quindi non

richiederebbe costi di ricostruzione altissimi. Purtroppo in

Italia c'è la tendenza a evitare le storie in costume e a

puntare sempre sugli stessi moduli narrativi, dimenticando che

abbiamo avuto maestri dell'horror pazzeschi come Dario Argento e

Lucio Fulci".

Per Arnaù è un momento di straordinaria fertilità creativa:

"Ho appena finito una sceneggiatura su un serial killer che si

muove nel mondo della lirica e dietro le quinte del Requiem di

Verdi al Teatro Regio di Parma, ho pronto 'Ritorno a Venezia'

sul viaggio di ritorno di Marco Polo dal Catai via mare, un

altro libro sulla prima indagine di Machiavelli come

investigatore improvvisato e poi 'Vlad 2', che uscirà a maggio

in occasione del Salone del Libro".

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