La contenzione fisica di

Abderrahim Fakir, morto il 19 luglio al Pilastro a Bologna

durante un intervento di Polizia, "ha avuto un ruolo

determinante nella precipitazione dell'insufficienza

respiratoria" che poi ha portato alla morte del 42enne. È quanto

si legge nelle note critiche alla consulenza medico-legale

disposta dalla Procura di Bologna, firmate dal professor

Vittorio Fineschi, ordinario di Medicina legale alla Sapienza di

Roma e consulente dell'avvocato Fabio Anselmo, legale della

famiglia di Fakir, che contesta l'attribuzione del decesso

principalmente all'intossicazione acuta da cocaina come emerge

dalla consulenza medico legale depositata nelle scorse ore dai

periti nominati dalla Procura.

Secondo Fineschi "l'emorragia alveolare costituisce il

reperto anatomopatologico di una grave compromissione polmonare,

ma la sua attribuzione eziologica esclusiva alla cocaina non è

dimostrata". La positività tossicologica, prosegue, "dimostra

l'esposizione alla sostanza, ma non dimostra che essa abbia

provocato l'emorragia alveolare né che abbia rappresentato la

causa determinante della morte".

Anche la severa cardiopatia riscontrata durante l'autopsia,

secondo il medico legale, rappresenta una patologia cronica

predisponente, ma non risultano evidenze di un evento cardiaco

acuto. Al contrario, sostiene Fineschi, "il fattore

temporalmente e fisiopatologicamente più prossimo alla

precipitazione dell'insufficienza respiratoria è rappresentato

dalla fase di contenimento fisico, caratterizzata da posizione

prona, immobilizzazione e restrizione/compressione della

meccanica toracica".

Il consulente sottolinea inoltre che "l'assenza di lesioni

ossee toraciche non consente di escludere una compromissione

funzionale della ventilazione da compressione del torace".

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