Marco Galiano non fa retromarcia. A meno di 48 ore dal termine dei 20 giorni concesse per un ripensamento, non ritira le sue dimissioni. "La nostra città non ha bisogno di padroni. Solo di rispetto", così conclude il suo post. Pubblicato nella sua pagina Facebook dopo che aveva fatto sperare il centrosinistra in un passo indietro. "Credo che questo - scrive- sia uno dei passaggi più difficili della mia vita e chi mi conosce, almeno un po’, sa che non è il primo: non posso dire di essere abituato, ma so che la vita, almeno la mia, prende e restituisce", esordisce. Da giorni, confessa, s'interroga: “Perché ho accettato una candidatura che mi è stata offerta e che non ho mai cercato? Quali sono le mie responsabilità, di Uomo, prima ancora che di Sindaco? Quale mandato non devo tradire? Qual è la parola, qual è l’impegno, che devo mantenere?".
La risposta è che "ho accettato la candidatura perché sapevo di non aver nulla da guadagnarci, se non l’onore di indossare una fascia pesante. Già dal primo giorno di campagna elettorale ho compreso quanto sarebbe stato difficile, ma di fronte ad ogni problema ho cercato, e trovato, un sostegno che mi ha motivato a proseguire: nella Città, ogni giorno e tutti i giorni, e in chi mi ha dimostrato, non solo gratuitamente, ma a proprie spese, di credere nella strada che stavamo disegnando. Uno zaino pieno di desideri che ho condiviso e che tante e tanti tranesi hanno alimentato e arricchito".Rinuncia, senza tentennamenti: "L’idea di una Città da amministrare e non da possedere, convinto di essere di passaggio: i sindaci passano, la Città resta.Dall’8 giugno ho percorso i corridoi del Palazzo di Città con la circospezione di chi sente di essere in un luogo autorevole, senza alzare la voce, senza dover mostrare di padroneggiarne le stanze e chi vi lavora tutti i giorni. In tanti, troppi, mi hanno portato a credere che fosse normale l’idea che la qualità delle scelte dovesse cedere di fronte al “tieniteli tutti buoni”. O che fosse normale dialettica politica accettare, proprio da chi mai me lo sarei aspettato, di cambiare una decisione “presa de imperio” ma che nessuno ha mai contestato “nel merito”.
E che facesse parte del gioco sentire che quote rilevanti di una squadra che aveva, non senza patemi, ricevuto il mandato di amministrare la nostra città, remasse in altra direzione, alla stregua di chi, legittimamente, si è opposto all’aumento della TARI dopo averla votata pedissequamente negli ultimi anni. Sarebbe bello poter dire che è stata l’opposizione a farmi dimettere, ma non è così". Fa riferimento quindi ai dissidi interni al centrosinistra tranese, che in questi giorni fa i conti anche con il terremoto ai vertici dell'Amiu, la municipalizzata dei rifiuti."C’è chi ha creduto che sia dipeso dalla diatriba “dimensionamento scolastico” o dalla questione “municipalizzate”. Che fosse, quindi, sufficiente il riconoscimento pubblico, nelle nomine, di prerogative che la norma già attribuisce al Sindaco di Trani, perché ritirassi le mie dimissioni. E che si approvasse la variazione sul “verde”, salvaguardando più di trenta posti di lavoro, provvedimento che ho preparato e condiviso con uffici e assessori sino al giorno prima della deliberazione in giunta. Insomma, che la smettessi di fare i capricci, che chiudessi rapidamente questo “tagliando anticipato” e che mostrassi di non voler “fuggire dalle responsabilità”.
Di tagliando anticipato aveva parlato il capogruppo al Senato Francesco Boccia in una intervista a Teletrani."Sono mesi che questa parola risuona nella mia testa: responsabilità. E mi chiedo: nei confronti di cosa e di chi? Chi mi ha votato lo ha fatto perché qualcosa cambiasse? Oppure perché i metodi rimanessero gli stessi? Mi sono dimesso e non ho chiesto nulla, non ho posto nessuna condizione. Ho ricevuto tante telefonate, centinaia di messaggi. Non a tutti ho risposto (e mi scuso per questo), ma ho dialogato, ho concesso alle persone che ho incontrato la possibilità di farmi cambiare idea (persone che ringrazio per la loro lealtà e amicizia). E l’ho fatto pubblicamente, con chiunque e senza mai nascondermi. Tanti hanno provato a convincermi, pochi mi hanno ascoltato".
Accusa i suoi alleati di non aver provato abbastanza a ricucire: "Ho cercato di scorgere segnali di cambiamento. Solo questo ho chiesto, un segnale, visibile e concreto, non solo per me, ma per l’intera Città. Qualcuno lo ha compreso, ma non è successo nulla.In questi giorni non ho mai cambiato idea, il cosiddetto “teatrino” non c’è mai stato". Aveva fatto sperare in una schiarita un incontro, qualche giorno fa, con il presidente Antonio Decaro. Ma lui gela: "Qualcuno si è stupito che abbia parlato, ad esempio, col presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro (lo ringrazio). Ci siamo talmente abituati al nostro piccolo cabotaggio che l’interesse e l’importanza che riveste la città di Trani continua a lasciarci basiti. Si rivendica un amore che, in realtà, soffoca le nostre potenzialità, perché l’amore non è sufficiente se non c’è la voglia, il desiderio e la volontà di crescere: è solo una parola, niente di più. Ed è questo che mi fa più male. Non essere riuscito a superare questa dimensione. Non essere stato in grado di realizzare tutto ciò che avevamo desiderato, perché ho avuto a fianco uomini e donne che hanno sinceramente creduto in ciò che stavamo cercando di fare. E che ringrazio: in giunta, in consiglio comunale, il segretario generale, negli uffici". Il preside prestato alla politica ammette di aver "commesso degli errori e non mi nascondo, potrei elencarne molti, ma non siamo stati mai fermi, abbiamo messo la faccia in ogni circostanza, sin dal primo giorno, senza mai scaricare altrove, nello spazio e nel tempo, le nostre responsabilità".
A soli quattro mesi dall'elezione, dunque, termina il mandato del sindaco di centrosinistra succeduto ad Amedeo Bottaro:"Osservo le potenzialità enormi della nostra Città e spero che possa esserci qualcuno capace di superare gli ostacoli che ho incontrato. Meglio sarebbe non averceli affatto, ma questo non dipende dal Sindaco, chiunque sia". Dimissioni irrevocabili, dunque, dopo che anche i centristi di Puglia Popolare avevano staccato la spina, annunciando il ritiro dei suoi assessori e consiglieri dalla maggioranza: "Io mi sono posto un limite invalicabile: la mia dignità di uomo e quella della Città. Quando quel confine è stato superato, quando ho sentito che la fiducia nei miei confronti era scesa al di sotto di quanto potessi accettare, quando i miei riferimenti sono venuti meno e le pressioni intollerabili, ho deciso che era giunto il momento di dimettermi. Questa è la “responsabilità” nei confronti miei e di Trani: non rimanere attaccato alla mia straordinaria poltrona, non accettare compromessi al ribasso, non fare il Sindaco “ad ogni costo”.È consapevole di aver lasciato troppo presto, Galiano. Ma difende la sua scelta: "Quattro mesi o quattro anni, forse mi sbaglio, ma per me non fa differenza. Resta, e resterà sempre, il dolore di non esserci riuscito". Una rottura insanabile, soprattutto con il partito che lo aveva espresso, il Pd. "Spero che adesso gli uffici possano tornare a respirare, che terminino le lotte intestine, che si possano pianificare gli eventi con le disponibilità di risorse che questa Città merita. E che la politica possa fare ciò che deve, prestando la propria manodopera alla Città senza appropriarsene. Io non ci sono riuscito". La lettera si chiude con i ringraziamenti e le scuse"a chi si è affidato a me, a chi ha creduto che un preside, un sindacalista, potesse farcela, resistere, o avesse una tolleranza maggiore, che fosse in grado di coprire la nitida sensazione di rigetto con il lucido ragionamento. Forse a questo serve l’esperienza in politica, a fare bei discorsi e a corazzarsi lo stomaco, ed io ne ho troppo poca, temo. Ognuno di noi adesso può tornare al proprio lavoro. Io lo farò consapevole che questi mesi mi hanno cambiato".





