A Richard Gere, Matteo Salvini non l’ha proprio perdonata. Il supporto attivo alle navi ong nella stagione dei porti chiusi avrebbe potuto anche archiviarlo, ma la testimonianza, poi saltata, al processo che lo vedeva imputato per sequestro di persona, no. Per questo, l’attuale ministro dei Trasporti non ha esitato un momento a rispondere al video che il noto attore ha girato a supporto di Action Aid, per chiedere che la migrazione venga “gestita senza condizioni disumane, senza indebolire il diritto d’asilo e senza trattare i diritti umani come ostacoli".
Per Salvini, “un attacco all’Italia e agli italiani”. Tanto da meritare un’intemerata via social. “Caro radical chic che vive nel lusso, continua a fare l'attore (peraltro bravo) ma evita di dare lezioni non richieste agli Italiani", scrive il ministro sui social, bollando Richard Gere come “il ricco signore che doveva testimoniare contro di me per mandarmi in galera perché avevo chiuso i porti ai clandestini”.
In mattinata, Action Aid, che pochi giorni fa ha diffuso un dettagliato report su costi, abusi e violazioni dei diritti umani nei cpr e nei processi di rimpatrio, ha pubblicato un video in cui l’attore lancia l’allarme: “La paura sta sostituendo la compassione. Le persone vengono ridotte a numeri, problemi o minacce. La detenzione, la deportazione e l'invio di persone oltre i confini europei vengono sempre più presentati come soluzioni normali".
Migranti, l'appello di Richard Gere. "Difendiamo nostra comune umanità. Non facciamo come l'Italia"
L’Albania, con i centri di Shengjin e Gjader, spiega Gere, ha fatto da apripista, a modelli che potrebbero essere addirittura peggiori, “oltre i confini dell'Unione europea e lontano dal controllo dell'opinione pubblica”.Con risultati discutibili, denuncia Action Aid nel suo report. Nel 2025 – emerge dallo studio condotto con l’Università di Bari – gli ingressi nei cpr hanno raggiunto il record di 6.835 persone, ma soltanto il 25,3% è stato effettivamente rimpatriato. Rispetto al 2022 sono diminuiti del 45,1%. Traduzione, nei centri per il rimpatrio sono finite persone che mai avrebbero dovuto entrarci.
"La migrazione può essere gestita senza condizioni disumane, senza indebolire il diritto di chiedere asilo e senza trattare i diritti umani come ostacoli”, dice Gere che conclude con un appello: “Siamo tutti migranti. Difendiamo la nostra comune umanità finché siamo ancora in tempo".



