"Perplessità" sotto il profilo della costituzionalità, a cominciare dal "primo problema che è quello" del burqa e del niqab e della "multa fino a mille euro per i genitori". È il giudizio sulla bozza del decreto scuola che arriva da Alfonso Celotto, ordinario di Diritto costituzionale all'Università Roma Tre. Per il giurista, sul nodo legato al divieto di utilizzabilità nelle aule scolastiche della veste che copre interamente il corpo e il volto, si apre un "enorme problema di reciprocità".
"Su questo tema la domanda che dobbiamo porci è legata al fatto che chi entra nel nostro ordinamento porta i suoi diritti o deve rispettare prima le regole del nostro ordinamento?", si domanda Celotto, aggiungendo che "in genere gli ordinamenti legislativi occidentali, democratici, si basano su principi più liberali".
Noi "riconosciamo a ciascuno di entrare, per quanto possibile, con i suoi diritti", aggiunge il giurista, ricordando che questo approccio ha "portato a conflitti anche grandi, per esempio, in Canada e nel Regno Unito, con gli indiani Sikh che non volevano portare il cappello da guardia della Regina o le hostess della compagnia canadese che non volevano portare la divisa per ragioni religiose". Siamo quindi in presenza di "un punto molto, molto delicato" che andrà valutato anche rispetto a profili di costituzionalità e, in particolare, "agli articoli 3 e 8 della Carta" in tema del principio fondamentale di uguaglianza e pari dignità di tutte le persone e della pari libertà di tutte le confessioni religiose.
Altro tema previsto dal decreto governativo è quello del tetto di presenza dei minori nelle classi. "Anche lì si tratta di capire come interpretare questo 30%, perché non deve diventare un limite" afferma Celotto, "ma casomai un'opportunità: dobbiamo ricordare che l'immigrazione non è soltanto ingresso, ma è soprattutto inclusione. Noi siamo e stiamo diventando sempre più una società multietnica e qui dobbiamo favorire l'integrazione". Per il giurista, "l'integrazione ovviamente comincia dalla scuola e la scuola deve essere il viatico per garantire una società giusta e partecipata a tutti. Perché se decidiamo di alzare barriere nelle scuole si rischia davvero di limitare i diritti fondamentali e di avere un problema di divisione interno alla società che non aiuta certo il pieno sviluppo della società e dei diritti fondamentali".
Il docente conclude affermando che ora bisognerà capire se su questo provvedimento ci saranno "i controlli interni" e se "il Quirinale, in sede di emanazione dell'atto, suggerirà delle modifiche. Comunque in Parlamento sarà importante vedere lo sviluppo di questi punti perché si tratta di mettere in gioco i diritti fondamentali, la scuola e la formazione. Ricordiamo, non a caso, che l'articolo 34 della Costituzione afferma: 'La scuola è aperta a tutti, a prescindere da ogni cittadinanza ed etnicità'", spiega.
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