Scoppia il caso del passaporto italiano di Flavio Bolsonaro, sconfitto da Luiz Inácio Lula da Silva alle elezioni presidenziali e fuggito dal Brasile. "Tra poche ore depositerò un'interrogazione parlamentare al ministro degli Esteri Antonio Tajani per sapere quali procedure siano state adottate per rilasciare la cittadinanza italiana a Flavio, Edoardo e Carlos Bolsonaro", annuncia Angelo Bonelli, deputato di Avs

"Vogliamo sapere se siano state rispettate tutte le procedure, perché dalle date di rilascio dei passaporti emerge un'accelerazione che solleva alcuni dubbi. Il passaporto italiano non può essere utilizzato per sfuggire alla giustizia, come è accaduto con Carla Zambelli. Il governo italiano deve quindi dare una risposta anche sulla sua fuga. Come ha ben detto il presidente Lula, non si fugge dalla giustizia, ma la si affronta. È quello che fece lo stesso Lula alcuni anni fa, quando attese l'arresto e trascorse oltre 500 giorni in carcere, per poi dimostrare la propria innocenza".

L'ordine di ritiro dei passaporti brasiliano e italiano di Flávio Bolsonaro è stato emesso dal giudice della Corte suprema Alexandre de Moraes appena sette minuti dopo l'ufficializzazione della vittoria di Lula. Il senatore è indagato per sospetto riciclaggio di denaro insieme all'avvocato Willer Tomaz.

Eduardo Bolsonaro sfida la giustizia mostrando il passaporto italiano

Eduardo Bolsonaro - figlio dell'ex presidente Jair e fratello di Flavio, nonché ex deputato - aveva recentemente mostrato sui social un passaporto italiano e sfidato il giudice della Corte suprema Alexandre de Moraes a chiederne l'annullamento alle autorità di Roma. La provocazione - registrata in un video sui social network l'11 ottobre - arrivava dopo la decisione della giustizia brasiliana di revocare i suoi passaporti nazionali e avviare l'esecuzione della condanna a quattro anni e due mesi di carcere.

Nel video Bolsonaro invitava il magistrato a trasmettere all'Italia il mandato di arresto, accompagnando il messaggio con un insulto, oltre a mettere in dubbio la possibilità di essere estradato. Nell'occasione sfidava la polizia federale brasiliana (di cui era agente prima di essere espulso) a raggiungerlo a Dallas, in Texas, dove ha dichiarato di vivere. La condanna, pronunciata nel giugno 2026 dalla prima sezione della Corte suprema, riguarda il reato di coazione nel corso di un procedimento giudiziario. Secondo i giudici, Eduardo Bolsonaro ha cercato di condizionare il processo contro il padre attraverso iniziative e pressioni negli Stati Uniti, comprese quelle dirette a ottenere sanzioni contro le autorità brasiliane.

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