"Giorgia Meloni non è certamente disposta a fare il contrario di quello che ha fatto finora, o di quello in cui crede, per calcolo politico o elettorale". Parlando di sé in terza persona, la premier Giorgia Meloni ha spiegato così perché non è disposta ad allearsi con chi vota contro la difesa dell'Ucraina, rispondendo a una domanda di Claudio Cerasa che l'ha intervistata sul Foglio.

"Io - ha aggiunto la presidente del Consiglio - sono una persona seria, e non sono buona per tutte le stagioni. Chi cerca un premier che cambia idea in base al sostegno di questo o di quel partito, sempre e solo per tornaconto personale, deve rivolgersi altrove. E credo anche di sapere dove, perché ci siamo già passati".

'L'AfD? Bisogna ascoltare gli elettori, creare cordoni sanitari non funziona'

"Da anni, in Europa sono cresciuti quei movimenti politici che pongono in primo piano la difesa dell'identità, il contrasto all'immigrazione illegale di massa, il pericolo dell'islamizzazione dell'Europa. Nei confronti di questi movimenti, molto spesso la reazione dell'establishment è stata quella di provare a creare dei 'cordoni sanitari', non invece di affrontare nel merito le questioni. Come si vede, è una strategia che non funziona". Così Giorgia Meloni rispondendo a una domanda sull'AfD.

"Funziona, invece - aggiunge -, ascoltare quelle istanze e rispondere. È quello che sta facendo il centrodestra in Italia, con soluzioni serie e non demagogiche: in tema di lotta all'immigrazione clandestina, di difesa dei confini, di tutela delle fasce più fragili, di attenzione alle periferie, di centralità del lavoro. Da noi il contesto politico è radicalmente diverso da quello che vediamo in Germania e in altre Nazioni".

'Un pezzo di elettorato di centrosinistra ritiene accettabile l'antisemitismo'

"Il centrodestra contro l'antisemitismo senza ambiguità. Un pezzo di elettorato di centrosinistra purtroppo lo ritiene accettabile". Così la premier Giorgia Meloni, oggi sul Foglio.

"Contrastare ogni forma di antisemitismo dovrebbe essere un obiettivo condiviso da tutte le forze culturali, sociali e politiche della Nazione. Quello che sta accadendo in questi giorni attorno al ddl antisemitismo - sottolinea la premier - è la riproposizione di un dibattito che si è già consumato nella precedente legislatura in occasione dell'istituzione della cosiddetta 'Commissione Segre'. In quella occasione, Fratelli d'Italia aveva proposto che venisse adottata la definizione dell'Ihra, includendo quindi non solo le forme di antisemitismo di stampo nazifascista, ma anche quelle legate all'integralismo islamista e che professano l'annientamento dello Stato di Israele".

"La maggioranza dell'epoca - ricorda Meloni - scelse di rifiutare questa proposta, che oggi si ripropone e che sta spaccando la sinistra. Perché la verità è che un pezzo importante del loro elettorato ha difficoltà a condannare senza ambiguità tutte le forme di antisemitismo, reputando che ci possa essere una forma di antisemitismo moralmente accettabile. Come ha testimoniato anche la presenza di chi inneggia ad Hamas all'ultima manifestazione organizzata davanti Montecitorio".

'Non sono d'accordo con Draghi, soluzione per l'Ue non è maggiore integrazione'

"Il meccanismo di funzionamento dell'Unione europea si è dimostrato inadeguato ad affrontare le grandi sfide della nostra epoca. Sono felice che ora siamo tutti d'accordo sul fatto che serva un cambio di passo, perché quando lo dicevamo noi venivamo tacciati di antieuropeismo. Non credo però che la soluzione sia cercare ancora più integrazione europea o il superamento dell'unanimità o l'Europa federale che supera gli stati nazionali, e quindi non sono d'accordo con Mario Draghi". Lo afferma la premier Meloni nella stessa intervista, rispondendo a una domanda sull'idea di Draghi che il futuro dell'Ue passa dalla creazione di un'Europa più federale.

"Insieme alla famiglia dei conservatori europei - aggiunge Meloni -, ho sempre ritenuto che serva l'esatto opposto, ovvero un modello di Europa confederale, nel quale gli stati membri mantengano ampia sovranità ma interagiscano in modo più efficace sulle materie di rilevanza strategica. È una visione che sta prendendo sempre più piede, tanto che ora diversi stati membri invocano il ricorso alla cooperazione rafforzata".

'I dati dei primi sei mesi potrebbero portare ad una crescita 2026 dell'1%'

"A proposito di crescita economica, seppur in un contesto molto difficile e incerto - continua Meloni -, l'economia italiana regge bene e i dati dei primi sei mesi dell'anno potrebbero portare ad una crescita 2026 dell'1%, in linea se non superiore a quella dell'area euro".

"È vero poi - aggiunge - che l'economia italiana fatica ormai da molti anni a crescere in modo sostenuto e costante. Alcune concause le ha citate lei, dal costo dell'energia che frena la competitività delle imprese italiane, capaci comunque di registrare export da record, alla bassa produttività. Quest'ultimo aspetto, ad esempio, è in parte connaturato al nostro sistema produttivo - fatto in prevalenza di micro e piccole imprese - in parte a investimenti in innovazione, ricerca e in capitale umano insufficienti. Stiamo lavorando in questa direzione, ma è un lavoro i cui effetti si potranno vedere solo nel medio periodo".

"La forte dipendenza dall'estero è un fattore strutturale sul quale siamo intervenuti e stiamo intervenendo su più fronti: dalla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, anche attraverso l'accelerazione sulle rinnovabili, alla riapertura al nucleare, in particolare il nucleare di nuova generazione, che riteniamo possa essere la vera soluzione per la nostra sicurezza energetica, fino agli ultimi provvedimenti per consentire di accelerare le concessioni per la ricerca e l'estrazione di idrocarburi, stiamo facendo tutto quello che è in nostro potere per rendere la Nazione più autonoma e abbassare i costi". Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervistata oggi sul Foglio da Claudio Cerasa. "Detto ciò - aggiunge -, mi pesa molto non aver potuto fare di più per famiglie e imprese proprio rispetto al caro energia, pur avendo dedicato, soprattutto a inizio legislatura, buona parte delle risorse a disposizione per affrontare il problema. Continueremo a farlo anche in questa fase".

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